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sabato 28 settembre 2013

"Triftbrücke".
Zaini e scarponi per il giorno 1. Giacca, cravatta e valigetta per il giorno 2.
Un incontro in programma con un cliente, a Bienne, mi ha dato l'idea di far qualcosa che avevo in mente da tempo: una puntata sul Triftbrücke.
Triftbahn
Sono quindi partito un giorno prima (tunnel del Gottardo + passo del Susten) per arrivare a Gadmen, Canton Berna, a mezzogiorno. La meteo non era granchè però, su internet, avevo visto che c'era una finestra meteo a metà giornata. Alle 12:05 la fanciulla alla biglietteria mi dice che, visto il tempo, l'ultima discesa era fissata per le 14:36.
Stazione di monte (1'390 msm)
12:15: arrivato alla stazione di monte mi avvio con passo deciso verso il ponte.

Alla fine, mi va bene, arrivo in 54'.
Triftbrücke (1'720 msm), Gadmen, Canton Berna, Svizzera
Gironzolo intorno al ponte per una mezz'ora (mi faccio un paio di giri), scatto le foto e...

video

... poi di corsa alla funivia. L'avessi persa avrei dovuto scarpinare per due ore in mezzo ai nuvoloni. 

Bella giornata, è stata proprio una gran bella giornata.



giovedì 26 settembre 2013

"Siamo il 99%... e perderemo".
"Siamo il 99%" è questo lo slogan di movimenti come "Occupy Wall Street". Un argomento su cui Noam Chomsky ha scritto articoli e tenuto conferenze. 

Noam Chomsky "Siamo il 99%".
"Nel settembre del 2011, negli Stati Uniti, è esploso Occupy, il movimento di contestazione e disubbidienza civile contro il potere ormai fuori controllo del capitalismo finanziario, che ha trascinato in una crisi senza precedenti l'economia statunitense e mondiale. La forza di questo libro, che raccoglie alcuni interventi di Noam Chomsky ad assemblee e dibattiti promossi dal movimento, è che il lettore italiano lo sentirà "familiare" fin dalle prime righe. Perché i problemi politici, economici e sociali affrontati dallo studioso sono analoghi a quelli che assillano il nostro paese in questo momento critico: il deficit pubblico, la finanziarizzazione diffusa che soppianta l'economia produttiva, l'aberrante concentrazione della ricchezza nelle mani dell'1% della popolazione, l'acuirsi di disuguaglianze che producono una drammatica sfiducia nel futuro, la disoccupazione, il precariato, la recessione. Chomsky abbraccia le istanze antagonistiche di Occupy, sostenendo la costruzione dal basso di un nuovo concetto di partecipazione democratica e di cittadinanza attiva, e incoraggiando un'idea alternativa della crescita, che superi i circoli viziosi e antidemocratici delle politiche neoliberali. Un pamphlet per ridare energia a un Occidente sprofondato nella depressione".
*   *   *
Alcune settimane fa ho visto "Elysium", un interessante, immondo, polpettone hollywoodiano.
Interessante perchè la tesi sociale di fondo è legittima e inquietante. Immondo perchè il regista deve aver dovuto pagar dazio ai diktat commerciali del produttore per cui ha farcito il film con inseguimenti, sparatine, ammazzatine, duelli, sgozzamenti, fregnacce e americanate varie. Ciò nonostante, lo consiglio.
"Elysium", di Neill Blomkamp, 2013
Io ho già vissuto in "Elysium".
Ricordo tanti anni fa a Mumbai, India. Alloggiavo in un 5 Stelle in semiperiferia. Per raggiungerlo dovevo attraversare la disperazione: una bidonville. Dal finestrino del taxi filtrava un mix indescrivibile di fogna, marcio e spezie. Oltre il parabrezza la miseria, l'emarginazione, la violenza, la rassegnazione. Gli esclusi.
*   *   * 
"Perchè perderemo?".  
Cercherò di spiegarlo, più in là, con qualche gedankenexperiment (che, fin'ora, non ho avuto voglia di pubblicare su questo blog). Anche se perderemo (stiamo perdendo) godiamoci comunque la Vita accendendo il cervello, recuperando la capacità di stupirci, togliendoci qualche cappio dal collo, andando in barca, in montagna, in  bicicletta, facendo l'uncinetto, vedendo gli amici, cucinando qualche buon piatto, disconnettendoci dall'online un pò più spesso del solito, preparandoci antiche bevande al seltz e limone, suonando la chitarra, bevendo un buon vino, cantando anche se siamo stonati, perdendoci negli occhi di chi si ama, leggendo un libro o una poesia, pensando, correndo, respirando...
E poi ricordate che, chi vince, non è l'1%, non sono 70 milioni di persone su 7 miliardi che vincono.
70 milioni di persone potranno essere ricche, andare a caviale e champagne, frequentare cinque stelle e resort esclusivi, viaggiare su megayachts e Lear jets, ma chi vince veramente saranno un centinaio di persone al mondo, forse meno. E' questa gente, che non troverete su nessun elenco telefonico, a  "indirizzare" il pianeta affinchè non esca dai binari di un percorso stabilito: quello del loro potere. E' quel centinaio di bipedi sapiens sapiens ad ammorbare, con la loro esistenza, l'esistenza di tutti gli altri sapiens sapiens a bordo, da poche migliaia di anni, di questo pezzo di pietra che, da miliardi di anni, si avventa, un secondo dopo l'altro, sullo spazio intergalattico.
"Notre Vie est un Voyage
dans l’Hiver et dans la Nuit.
Nous cherchons notre Passage
dans le Ciel où rien ne luit"
.

(Von O’lt. Thomas Legler, am 28 November 1812 an der Beresina angestimmt).


martedì 24 settembre 2013

"Guy Scott".
Guy Scott è, dal settembre 2011, il vicepresidente, bianco, dello Zambia. A guardarlo in faccia, nonostante le origini inglesi e scozzesi, sembra sbucar fuori da un quadro di Frans Hals, Rembrandt o Van Dyck: boero fino all'ultima cellula.
Guy Scott, Vice Presidente  Zambia
Settimane fa ho visto un servizio sull'economia africana. Lo hanno intervistato su diverse questioni legate a commercio estero, investimenti interni, educazione, sviluppo. Di certo un tipo tosto, dal linguaggio diretto e anticonformista. Durante l'intervista mi ha colpito una sua frase. Ha detto qualcosa del genere: "... diverse Multinazionali, con cui siamo in relazioni d'affari, hanno Uffici Legali che noi, noi..." sorriso sveglio  "noi, non possiamo neanche sognarci".


L'Africa, come tutte le aree depresse, ha bisogno di competenza ed onestà intellettuale, a prescindere dal colore della pelle. L'Africa ha bisogno di una diagnosi, non ipocrita, non "buonista", dei suoi problemi.
*   *   *
Da: " Africa, un continente alla deriva" di Hélène D'Almeida-Topor"; Giunti 2002.
"Sin dal loro insediamento al governo, negli anni '60, molti dirigenti africani hanno promosso l'azione di apparati clientelari per assicurarsi un sostegno popolare la cui base veniva trovata nella loro regione e/o nella loro etnia. Attraverso il controllo delle finanze statali, la maggior parte di loro hanno fondato il proprio potere sulla concessione di vantaggi economici ai loro fedeli, non mancando di accrescere anche il loro patrimonio personale. Questa pratica è stata eretta a sistema da regimi autocratici che hanno attuato diffusamente la "politica del ventre". Dirigere significava controllare direttamente le fonti della ricchezza e del profitto per sé e per i propri fedeli, con cospicue tangenti provenienti da aziende straniere o da notabili locali [...]. La corruzione, che era ancora ridotta alla fine degli anni '60, si è estesa così a tutti i livelli della società."

*   *   *

"A meno di un decennio dalla loro nascita, la maggior parte dei paesi africani viveva sotto il regno dell'arbitrio., dopo che lo Stato di diritto era stato ridotto a  una pura parvenza. Le libertà fondamentali erano state soppresse. [...] La crudeltà della repressione ha raggiunto l'apice in molti paesi: Guinea, Centrafica, Uganda, ..."
A meno di dieci anni dall'indipendenza nove leader su sedici erano stati deposti, a volte ammazzati, durante rivolte e/o colpi di stato.
 *   *   *
Per novant'anni, quattro generazioni, a partire dagli inizi dell'800, l'aristocrazia e l'intelliigencija russa sfornò rivoluzionari che spesero le loro vite per una società migliore. I bolscevichi, una volta preso il potere, li fecero sterminare. "Meglio rossi (e ignoranti) che esperti", dicevano.
L'Africa ha bisogno, a prescindere dal colore, di capacità professionali ed onestà intellettuale. Questi cinquant'anni di storia post coloniale hanno dimostrato, purtroppo,  che certi neri sono stati, per altri neri, tiranni ben più caproni e spietati di tanti colonialisti del vecchio mondo.


domenica 22 settembre 2013

"Lungomare a Lausanne".
Qualche settimana fa sono stato a Losanna. La domenica mattina ho fatto quattro passi sul lungolago, dalle parti di Ouchy. Era pieno di svizzeri, sudamericani, asiatici, africani e tanta altra gente a grigliare, nuotare, suonare, cantare. Chi conosce Losanna sa che quella è una zona bene, c'è l'Università, il Politecnico, il Museo Olimpico, il Giardino Botanico, diverse multinazionali. Ciò nonostante quando, decenni fa, fu deciso il piano regolatore, i comuni affacciati sul lago Lemano (Saint Sulpice, Vidy, Ouchy, Pully, Lutry) decisero di destinare l'area a parco pubblico.

Spiaggia pubblica a Ouchy, Losanna
Mentre osservavo ragazzi, bambini, vecchietti, famigliole e gruppi di immigrati svagarsi pensavo a quella lunga spiaggia come a un'immensa valvola di sfogo.

Lungolago da Pully a Losanna
Il lungo lago di Pully è a qualche chilometro ad est dalla spiaggia di Ouchy. Sessant'anni fa, quando fu definito il Piano Regolatore, invece di destinare quegli ettari a zona residenziale, a edilizia di lusso, e far soldi a palate, gli amministratori decisero di destinarla a uso pubblico. Questa è amministrazione illuminata
"Terra figlia", vigneti dalle parti di Losanna
video
"'U sceccu va unni voli u patruni" recita un proverbio siciliano.
In Europa le "cose" non vanno male (disoccupazione, smantellamento dello Stato Sociale, aumento delle diseguaglianze,...) per puro caso. Così come non vanno male per puro caso in Africa (povertà, guerre civili, svendita delle risorse nazionali, violenze belluine,...). Vanno male perchè c'è un preciso disegno: "L'asino va, sempre, dove vuole il padrone". 


venerdì 20 settembre 2013

"Esercito: Referendum in Svizzera".
Lunedì 2 settembre, sulla Televisione della Svizzera Italiana, ho assistito a un dibattito sul referendum del prossimo 22 settembre che chiede la fine della obbligatorietà del servizio militare.
I relatori favorevoli all'abolizione mi sono sembrati palesemente incoerenti. Quelli contrari, poco convincenti, non cartesiani nell'esposizione delle loro ragioni, nonostante l'importanza, la facilità e la basilarità dell'argomento.

Ci risiamo!: il panzer spara grosso (slogan ad effetto) i sabotatori, dietro, fanno esattamente il contrario. 
Quelli che propongono di abolire il servizio obbligatorio declamano grandi princìpi infiocchettati con belle parole, fumose e per nulla motivate. Dicono che il loro obiettivo non è la soppressione dell'Esercito Svizzero, però il loro gruppo si chiama "Gruppo per una Svizzera senza esercito". Parlano di possibili economie, di volontarietà nel servizio, di democrazia, di copiare gli stati vicini (Italia, Germania,...).
Perchè sono a favore della obbligatorietà del servizio militare?
Primo: Uno strumento (coltello o esercito) non si giudica di per sè, ma per l'uso che se ne fa (dividere il pane/tagliare la gola; difendere il popolo/aggredire altri popoli). Negli ultimi due secoli l'Esercito Svizzero non ha aggredito nessuno, non si è fatto coinvolgere in guerre, ha reso possibile la neutralità del Paese e ha impedito (1^ e 2^ Guerra Mondiale) due invasioni. Non perchè fosse impossibile invadere la Svizzera, ma perchè sarebbe risultato troppo "costoso".
Consecutio? L'Esercito Svizzero non è uno strumento di aggressione come quello degli Stati Uniti di oggi, dell'Unione Sovietica di trent'anni fa o la Wehrmacht di settant'anni fa.
Secondo: Difficilmente, su base volontaria, si potrebbe reclutare personale in numero sufficiente (100'000 soldati). L'unico modo sarebbe aumentare le paghe, e quindi i costi.
Terzo: L'Esercito Svizzero è un esercito di milizia. I quattro mesi iniziali di Scuola Reclute, i week end liberi di tornare a casa, i corsi di ripetizione annuali, servono a far conoscere persone provenienti dai vari Cantoni, di diverso ceppo linguistico e di differente estrazione sociale.
Quarto: Se il Servizio Volontario significa maggiori paghe, e quindi maggiori costi,  si pone un altro problema: "Volontari a tempo pieno? O Volontari per pochi mesi all'anno?". Questa seconda soluzione non potrebbe funzionare e/o porterebbe alla formazione di un corpo separato di soldati: il soldato professionista e non più il cittadino-soldato.
Quinto: L'esponente dei Verdi ha detto un'assurdità: "Le guerre, oggi, si vincono con la tecnologia, non con militi a tempo parziale, di fatto non adeguatamente addestrati...". Sbagliato, lo hanno dimostrato i vietcong in Vietnam e i mujaheddin in Afghanistan (una cosa del genere, detta da uno di sinistra, è allo stesso tempo un lapsus ridicolo e un'inquietante aberrazione). L'Esercito ha, inoltre, per i ruoli necessari, specialisti in ferma prolungata.
Sesto: Già oggi i ricchi, quelli che hanno possibilità, scansano  il servizio militare più facilmente degli altri (conoscenze, certificati di comodo, ...). Rendendo volontaria la ferma si estenderebbe per legge tale ingiustizia: i ricchi la eviterebbero, mentre la percentuale dei meno abbienti aumenterebbe (in Italia la maggior parte dei militari è meridionale perchè hanno minori possibilità di lavoro; negli Stati Uniti neri e ispanici sono sovrarappresentati). Ancora una volta, purtroppo, la Sinistra propone misure antipopolari.
Settimo: L'Esercito Svizzero ha un ruolo fondamentale nel soccorso alla popolazione in caso di disastri naturali e collabora, spesso, all'organizzazione di grandi eventi culturali e sportivi.
Ci sarebbero altre ragioni, tante altre ragioni, ma mi fermo qui.


Il dibattito alla fine mi ha annoiato e, prima che finisse, ho cambiato programma (fino ad allora nessuno dei relatori aveva citato il caso dell'Austria dove, l'anno scorso, con il 60%, il popolo si è pronunciato per il mantenimento del servizio militare obbligatorio).
*   *   *
Nel '79 ho prestato servizio militare in Italia: Scuola Ufficiali a Roma e Servizio di Prima Nomina presso uno stabilimento di produzione esplosivi. In tutto 15 mesi. Ricordo che le infrastrutture non erano di buon livello e che il nonnismo veniva tollerato, a volte incoraggiato.
Conosco dei giovani svizzeri che stanno facendo la Scuola Reclute: i locali sono in ordine, il cibo accettabile, l'equipaggiamento buono, i week end a casa garantiti, il nonnismo marginale.
Ancora oggi, a distanza di trent'anni, sono in contatto con ex colleghi e superiori: amicizie sopravvissute. A distanza di trent'anni ritengo che quei 15 mesi siano stati, per molti versi, speciali. In tutta sincerità posso affermare di non essere un militarista.

"L'uomo che verrà", di Giorgio Diritti, 2009.

 

giovedì 19 settembre 2013

"Bonifacio".
Siamo arrivati a Bonifacio da Cala Gavetta (Maddalena), approfittando di una finestra meteo fra due maestral(on)i. A bordo del Grand Soleil 39' eravamo in quattro, di cui due miei amici debuttanti assoluti, ma dal riconoscibile piede marino. Da Cala Gavetta a Bonifacio ci si mette tre ore (15 miglia). Prima di entrare nel fiordo si passa per  Capo Pertusato e, poi, sotto la vecchia fortezza della legione.
Bonifacio, Corsica
La foto sopra è una foto... al quadrato (non l'ho fatta io; ho fotografato un manifesto). Quelle sotto, invece, sì.
Uscendo da Bonifacio, poco prima dell'alba.
Appena usciti da Bonifacio, in rotta per Porto Ottiolu (Olbia).
In mezzo alle bocche... di bonaccia.
Non sono stato assoldato dall'Ufficio Turistico di Bonifacio ma, se potete, andate a visitare la zona, ne vale la pena. Il paesino sulla rocca è pittoresco, si godono dei panorami fantastici e si può godere l'ospitalità (rude) dei corsi.


martedì 17 settembre 2013

"Cinema e polli d'allevamento".
Alcuni giorni fa sono andato a vedere un film in un grande, nuovo, multisala.
Era la prima volta che andavo (vado rarissimamente in queste megastrutture): appena entrato mi sono sentito come un pollo d'allevamento. Si potevano riconoscere l'ottimizzazione del layout, lo studio dei flussi, l'efficienza delle postazioni di vendita, la gestione dei colori nelle varie aree, i passaggi obbligati, il negozio dei gadget, i divani, il ristorante, il bar, la cartellonistica, la sala giochi, i sorrisi standard degli addetti, i messaggi subliminali e non. Le poltrone erano comodissime.

Il film, 109', è stato preceduto da 30' di pubblicità (28% della durata del film). Durante la pausa (5') una ragazza iperefficiente, ed iperattrezzata, si è piazzata all'entrata della sala  per vendere lattine, popcorn, tramezzini, caramelle, gelati,... Lo scopo degli ingegneri progettisti era chiaro: massimizzare il delta soldi dei portafogli clienti fra Entrata e Uscita nella megastruttura: Bravi

Io preferisco, però, i vecchi cinema inefficienti, anchè un pò demodè, con le poltrone magari meno comode (tipo quelli d'essai) in cui entrando, però, continuo a sentirmi sì un bipede, ma non del genere pollo.


domenica 15 settembre 2013

"Esercito: Referendum in Svizzera".
Lunedì 2 settembre, sulla Televisione della Svizzera Italiana, ho assistito a un dibattito sul referendum del prossimo 22 settembre che chiede la fine della obbligatorietà del servizio militare.
I relatori favorevoli all'abolizione mi sono sembrati palesemente incoerenti. Quelli contrari, poco convincenti, non cartesiani nell'esposizione delle loro ragioni, nonostante l'importanza, la facilità e la basilarità dell'argomento.

Ci risiamo!: il panzer spara slogan ad effetto, i sabotatori, dietro, fanno esattamente il contrario. 
Quelli che propongono di abolire il servizio obbligatorio declamano grandi princìpi infiocchettati con belle parole: fumose e per nulla motivate. Dicono che il loro obiettivo non è la soppressione dell'Esercito Svizzero, però il loro gruppo si chiama "Gruppo per una Svizzera senza esercito". Parlano di possibili economie, di volontarietà del servizio, di democrazia, di copiare quello che hanno fatto gli stati vicini, dell'inutilità di un esercito per la piccola Svizzera,...

Perchè sono a favore della obbligatorietà del servizio militare?
Primo: Uno strumento (coltello o esercito) non si giudica di per sè, ma per l'uso che se ne fa (dividere il pane/tagliare la gola; difendere il popolo/aggredire altri popoli). Negli ultimi due secoli l'Esercito Svizzero non ha aggredito nessuno, non si è fatto coinvolgere in guerre, ha reso possibile la neutralità del Paese e ha impedito (1^ e 2^ Guerra Mondiale) due invasioni. Non perchè fosse impossibile invadere la Svizzera, ma perchè sarebbe risultato troppo "costoso".
Consecutio? L'Esercito Svizzero non è uno strumento di aggressione come quello degli Stati Uniti di oggi, dell'Unione Sovietica di trent'anni fa o la Wehrmacht di settant'anni fa.
Secondo: Difficilmente, su base volontaria, si potrebbe reclutare personale in numero sufficiente (100'000 soldati). L'unico modo sarebbe aumentare le paghe, e quindi i costi.
Terzo: L'Esercito Svizzero è un esercito di milizia. I quattro mesi iniziali di Scuola Reclute, i week end liberi di tornare a casa, i corsi di ripetizione annuali, servono a far conoscere persone provenienti dai vari Cantoni, di diverso ceppo linguistico e di differente estrazione sociale.
Quarto: Se il Servizio Volontario significa maggiori paghe, e quindi maggiori costi,  si pone un altro problema: "Volontari a tempo pieno? O Volontari per pochi mesi all'anno?". Questa seconda soluzione non potrebbe funzionare e/o porterebbe alla formazione di un corpo separato di soldati: il soldato professionista e non più il cittadino-soldato.
Quinto: L'esponente dei Verdi ha detto un'assurdità: "Le guerre, oggi, si vincono con la tecnologia, non con militi a tempo parziale, di fatto non adeguatamente addestrati...". Sbagliato, lo hanno dimostrato i vietcong in Vietnam e i mujaheddin in Afghanistan (una cosa del genere, detta da uno di sinistra, è allo stesso tempo un lapsus ridicolo e un'inquietante aberrazione). L'Esercito ha, inoltre, per i ruoli necessari, specialisti in ferma prolungata.
Sesto: Già oggi i ricchi, quelli che hanno possibilità, scansano  il servizio militare più facilmente degli altri (conoscenze, certificati di comodo, ...). Rendendo volontaria la ferma si estenderebbe per legge tale ingiustizia: i ricchi la eviterebbero, mentre la percentuale dei meno abbienti aumenterebbe (in Italia la maggior parte dei militari è meridionale perchè hanno minori possibilità di lavoro; negli Stati Uniti neri e ispanici sono sovrarappresentati). Ancora una volta, purtroppo, la Sinistra propone misure antipopolari.
Settimo: L'Esercito Svizzero ha un ruolo fondamentale nel soccorso alla popolazione in caso di disastri naturali e collabora, spesso, all'organizzazione di grandi eventi culturali e sportivi.
Ci sarebbero altre ragioni, tante altre ragioni, ma mi fermo qui.


Il dibattito alla fine mi ha annoiato e, prima che finisse, ho cambiato programma (fino ad allora, però, nessuno dei relatori aveva citato il caso dell'Austria dove, l'anno scorso, con il 60%, il popolo si è pronunciato per il mantenimento del servizio militare obbligatorio).
*   *   *
Nel '79 ho prestato servizio militare in Italia: Scuola Ufficiali a Roma e Servizio di Prima Nomina presso uno stabilimento di produzione esplosivi. In tutto 15 mesi. Ricordo che le infrastrutture non erano di buon livello e che il nonnismo veniva tollerato, a volte incoraggiato.
Conosco dei giovani svizzeri che stanno facendo la Scuola Reclute: i locali sono in ordine, il cibo accettabile, l'equipaggiamento buono, i week end a casa garantiti, il nonnismo marginale.
Ancora oggi, a distanza di trent'anni, sono in contatto con ex colleghi e superiori: amicizie sopravvissute. A distanza di trent'anni ritengo che quei 15 mesi siano stati, per molti versi, speciali. In tutta sincerità posso affermare di non essere un militarista.

"L'uomo che verrà", di Giorgio Diritti, 2009.

 

venerdì 13 settembre 2013

"Guardia di Finanza e teatrino dell'assurdo".
Leggendo la notizia sotto, mentre facevo colazione al bar del porticciolo, il disgusto per quest'italia della menzogna mi ha fatto andare di traverso il caffè. Per un'evasione da 1,50 Euro (tremilalire) hanno fatto chiudere a Olbia, per due giorni, una gelateria, procurando danni per migliaia di Euro.

"Giustizia" all'italiana
Mentre leggevo pensavo agli ambulanti extracomunitari di tutta Italia che si guardano bene dal rilasciare scontrini e a cui nessuno (guardia di finanza, vigili urbani, carabinieri, polizia, magistrati, prefetti, questori, politicanti di maggioranza e di minoranza, preti, arcivescovi, cardinali, confartigianato, confcommercio, sindaci, assessori, consiglieri, ONG, ACLI, sigle varie, intellettuali, scrittori, giornalisti, sindacalisti,  ...) chiede mai nulla. Da decenni.
*   *   *
Il mattino dopo la colazione mi è andata di traverso per un'altra porcheria, questa volta in arrivo da Rovigo.  
Non paga 0.01 EUR, (1 centesimo=20 lire) e viene multato per 66.15 Euro.
"Lo spiacevole episodio è avvenuto a Villadose di Rovigo, dove un imprenditore agricolo che nel 2009, doveva versare all'Inps, la somma di 3.363,01 euro, approssima per errore l'importo al minimo. Dopo quattro anni dall'Inps giunge un sollecito di pagamento, che il Sig. Giaretta deve destinare ad equitalia che per legge è tenuta a riscuotere la cifra di ben 66,15 euro, di cui 55,29 richiesti dall'inps, 5,88 per i diritti di notifica e 4,98 per compensi di riscossione".

Sceriffo di Nottingham
Mentre gelataio e contadino pagano, politicanti, ominicchi e quaquaraqua di ogni colore continuano a banchettare sul cadavere di quest'italia ormai in putrefazione.



mercoledì 11 settembre 2013

"Orwell e il suo monologo diuturno e inquieto".
Gli articoli di questo blog guardano spesso, da diversi punti di vista, sempre la stessa realtà, lo stesso chiodo.
George Orwell (Eric Arthir Blair); Motihari, India 1903 - Londra 1950
Recentemente ho riletto "1984". Il traduttore ha reso in modo mirabile un passo che mi è particolarmente caro: "L'atto della scrittura sarebbe stato facile. Non avrei dovuto fare altro che riportare sulla carta quel monologo diuturno e inquieto che da anni, letteralmente, mi scorreva nella mente".
Il vero controllo (e London, Zamjatin, Huxley e Orwell) l'avevano capito, non è quello del territorio o delle materie prime, ma quello delle menti (l'avevano capito anche Stalin e Hitler).


Gli americani non hanno battuto i vietnamiti con i B52 o il napalm, ma con la globalizzazione.

Oggi operai vietnamiti fabbricano scarpe e assemblano stampanti a prezzi inferiori a quelli degli operai cinesi. E spesso per multinazionali americane.

Occhio! il Big Brother non solo ci guarda, ma ci telecomanda cranio e portafogli.


Monologo diuturno e inquieto. Da ogni pagina di "1984" traspare, a mio avviso, il dolore, la fatica e il disgusto di George Orwell (ex poliziotto coloniale in Birmania) per quella parte di "umanità" zeppa di esseri avidi, inutili e meschini che rendono un inferno, su questa terra, la vita a tutti gli altri.



domenica 8 settembre 2013

"Giraglia, Capo Corso".
Nelle scorse settimane sono stato in mare su Melisande, un 33' classe J, cutter in legno del 1928.

Agosto 2013: Melisande, la bella
Sette giorni fra Elba, Capraia, Giraglia e Capo Corso: splendido. 

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Dicembre 2009: Dalla Giraglia a Capraia su un Hanse 42'
Alla fonda per due giorni davanti a Barcaggio, per la prima volta in vita mia, la Giraglia non è stata solo una boa, un semplice confine fra un'andata e un ritorno.

Giraglia, Corsica
Magia a due passi da casa: andate, se possibile visitate Capo Corso, Centuri, ... ne val la pena!

Tramonto in rada a Barcaggio, Corsica
 
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Una sera, alla fonda a Macinaggio, Shirley, trentenne marinaia indonesiana (settore moda a Milano), tira fuori un astuccio e comincia a soffiare bolle. Dopo un pò, con sguardo complice, fa: "Non mi separo mai dall'astuccio delle bolle...". Il mondo è proprio vario.

Shirley e le "bolle".
Sotto Capo Corso, Giraglia e Capraia (... fra le nuvole), da un altro punto di vista.

Capo Corso


venerdì 6 settembre 2013

"Vincere e Capire".
Non potremo mai vincere, ma possiamo tentare di capire.
Basta porsi qualche domanda: "Come va il mondo?", "E la Natura? L'acqua? L'aria? Le altre specie viventi?", "A chi giova?", "C'è coerenza fra parole e fatti?", "Quel che vanno ripetendo fino alla nausea ha migliorato la situazione?", "Il bell''oratore, il grande comunicatore, ci sta dicendo: "Armiamoci e partite"? o ci mette il faccione in proprio? (come han fatto Horáková, Mandela, Sablin, Malala, Bouazizi, ...), "A chi giovano le grandi concentrazioni? (UE, Supermultinazionali, Globalizzazione,...)?", "Cosa posso fare per togliermi qualche cappio dal collo?", "Quel che sto per comprare mi serve veramente? ha senso?", "Comprare dal pesce grande o dal pesce piccolo? Seltz e limone o lattina?", ...
Ne "Il portiere di notte" Liliana Cavani mostrava come, spesso, i migliori alleati dei carnefici siano le stesse vittime. E' incredibile pensare quanto potere potremmo togliere ai prun da li beli braghi bianchi accendendo, semplicemente, il cervello, recuperando la capacità di stupirsi.
*   *   *
Giorgio Gaber, tempo fa, cantava: "...libertà è partecipazione...".

GG
Prima di partecipare, però, bisogna capire, altrimenti si rischia di ritrovarsi dalla parte sbagliata.


mercoledì 4 settembre 2013

"Chioschi e cola".
Compro qualche lattina di coca cola due o tre volte all'anno (quando mi devo produrre in qualche rutto biblico). Per il resto, per dissetarmi, seguo le tradizioni. Tradizioni che risalgono a quando vivevo in Sicilia (=estate piena  da maggio a ottobre > nuotate da maggio a ottobre > fara (arsura) mediterranea da maggio a ottobre). Dopo aver nuotato per ore, assetato dal sale e dal sole, andavo al chiosco per chiedere il mio "solito" (= seltz + doppio limome + un pizzico di sale). Quando volevo strafare, od ero in vena di esotismi, chiedevo uno "Special" o un "Tamarindo Pazzo".

Chiosco ad Acireale, Catania
La Sicilia era piena di chioschi: posti dove ti preparavano, al momento, scumazzini e bevande a base di frutta, estratti, concentrati e aromi mediterranei. Da decenni i chioschi sono in agonia, incalzati dal rincoglionimento globale, stanno morendo.
 
Chiosco a Catania
La modernità, la globalizzazione, ha portato cochecole, gatorade, redbull e lattine varie. Lattine su cui sono fondati immensi imperi commerciali. Imperi di bolle.
Chiosco: prezzi nettamente inferiori, freschezza ingredienti, bevanda preparata al momento, basso impatto ambientale (no imballaggi, no trasporti, ...), gestione a carattere familiare.
Lattine: Politica imperiale basata su persuasione ipersensoriale, elevato impatto ambientale, conservanti, gestione verticale del business, concentrazione dei profitti, ...

Io, a tavola, porto di regola una bottiglia di seltz, qualche limone, un pò di sale e lo spremiagrumi (manuale): allena i muscoli e non spreca rame per inutili bobine di inutili elettrodomestici. 

Bobina per motore elettrico
 Meditate gente, meditate.


lunedì 2 settembre 2013

"Input".
Da un lato: acqua calda, frigo pieno, cesso in casa, riscaldamento, radio, raffreddamento, doccia, condizionamento, lavatrici, lavastoviglie, televisione, telefono, internet, asciugacapelli, playstation, eserciti di oggetti, ammennicoli e via dicendo.
Dall'altro: sovrappeso, stress, una babele di input, "informazioni", notizie, aggiornamenti, linee dirette, breaking news, ultim'ora, ...
"Anello aperto": Entrate, Trasformazioni, Uscite (unni chiovi, mi sciddrica).
La globalizzazione spara ogni giorno, nella testa di tutti noi, fiumi di "informazioni", spesso informazioni-spazzatura. Fiumi che molta gente non è in grado di sopportare e gestire.
Iran:: fortissmo terremoto, migliaia di morti; India: "Marito" dà fuoco alla moglie incinta perchè non ha versato la dote;  Congo: donne congolesi stuprate da truppe ONU; Egitto: carneficina fra i dimostranti proMorsi;  Iraq: Ennesima autobomba; Italia: 28enne italiano, alienato di mente, uccide turista tunisino 70enne;  Italia: Pensioni d'oro: 3'529 EUR al giorno a Mauro Santinelli; Italia: Imprenditore suicida; Afghanistan: tragico errore, drone bombarda civili; "Mondo: Uccide il marito e scappa con l'amante; "Mondo: "Padre uccide figlio; "Mondo: 16enne uccide madre e fratellino; Stati Uniti: "Ennesima strage in una High School", Stati Uniti: "Strage al supermercato", ...

"Anello chiuso": gli input (le informazioni) vanno "digeriti". L'output va "confrontato" con l'input.
Il discorso è lungo, troppo  lungo. Rimando alle riflessioni di Karl Popper sulla televisione. Quel che voglio dire è che fino a poche generazioni fa le notizie erano molto meno pressanti e ci arrivavano solo su carta. L'eccesso di informazioni, le difficoltà di contestualizzazione, possono creare disorientamento e stress. 
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Anni fa mi trovavo in Cina: dei separatisti uiguri avevano dirottato un aereo. Per non fornire un megafono alla "controparte" il governo cinese rivelò la notizia solo diversi mesi dopo.

In Italia lo squallore è senza limiti. Bla, bla, bla e inconcludenti talk show ci inondano ogni santo giorno di volgarità e ovvietà senza che, nel Paese, nulla cambi veramente. Nelle scorse settimane i media hanno riportato gli inviti a stuprare la signora Kyenge. E' questa informazione? E' questa buonastampa, buonaTV? Impedire che simili aberrazioni raggiungano le orecchie e gli occhi del pubblico sarebbe censura?