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venerdì 28 giugno 2013

"Caffeina Cultura, 27 giu - 7 lug, Viterbo".
Domenica 7 luglio sono stato invitato a presentare "Il guado" a "Caffeina Cultura".

Caffeina Cultura 2013
Credo che il successo di questo Festival, alla settima edizione, dal programma vario ed interessante, sia dovuto alla passione di pochi visionari che, dal basso, con dedizione e fatica, l'hanno lanciato, l'han fatto decollare e lo fanno volare. 

Tuscia, cibo, arte, vino, storia, gente, cultura, ulivi, iniziativa, buon senso, passione...

"Ah dolce Italia, di bellezza ostello, non misera barchetta, ma gran vascello".
Pensate se il sommo Poeta avesse potuto scrivere sette secoli fa (ci fossero state le condizioni per farlo) qualcosa del genere. Come sarebbe diversa oggi, forse, la nostra esistenza.

giovedì 27 giugno 2013

"Astronavi".
Sto rileggendo libri letti molto tempo fa, in altre epoche mentali, (Il Maestro e Margherita, La fattoria degli animali, 1984, Il fu Mattia Pascal, ...).


I libri sono come delle astronavi. Pensate ad un'astronave in perlustrazione intergalattica durante un passaggio, 60 milioni di anni terrestri fa. "Cosa avrebbe visto?". Dinosauri e Continenti a zonzo.

E durante la ronda di tre milioni di anni fa?

Antenati?
E in quella di cinquemila anni fa?

Allo stesso modo i libri ci trovano, ad ogni rilettura, cambiati. Gli studi, le esperienze della vita, le successive letture ci cambiano, come fossimo dei pianeti, in modo incessante.
Oggi posso apprezzare, leggendo gli stessi libri, sfumature e dettagli impensabili quarant'anni fa. Un esempio su tutti "La fattoria degli animali", con i cuccioli di Jessie e Campanula che diventano dei besprizornje...
"Intramontabile"
da "Rivolta":
"Durante una riunione ho capito che vuole usare i besprizornje, quell'infanzia abusata, come cani da
guardia per quelli che lui chiama "nemici di classe". Questa, e tu lo sai, è un'altra delle sue idee
geniali perchè si può facilmente immaginare di cosa potranno essere capaci quegli orfani sbandati
non appena avranno ricevuto un focolare (anche quello del Partito può andar bene), una divisa e 
l'illimitata licenza di abusare..."


mercoledì 26 giugno 2013

"Potere".
Per quanto immenso possa essere stato il loro potere, avessero avuto un ascesso dentale, gente come Alessandro Magno, Giulio Cesare, Tamerlano o il Saladino, avrebbero potuto attaccarsi al tram, giusto come un qualsiasi altro loro contemporaneo.


Oggi, invece, in molte nazioni organizzate, delle buone attrezzature e dei buoni dentisti possono permettere, ad un qualsiasi cittadino, di sconfiggere il dolore e riavere i denti.


Dietro quegli schermi, le attrezzature, i circuiti, il software, l'organizzazione, la logistica, ci sta un "diverso modo di pensare", ci sta l'accesso delle masse alla conoscenza, la circolazione delle idee, il lavoro di milioni di persone, ci sta il pensiero occidentale.
L'attacco brutale degli ultimi vent'anni ai livelli di vita delle classi medie può minacciare la capacità di innovazione dell'occidente perchè restringe la "superficie coltivata" in cui può sbocciare il fiore del genio.Nessun Rotschild o Rockerfeller ha mai inventato alcunchè che abbia migliorato il livello di vita dell'umanità. Antonio Meucci, Michael Faraday, Nikola Tesla e tanti altri, per quanto poveri in canna, sì.


martedì 25 giugno 2013

"Popolazione Mondiale"
Mettiamola in metafora: "Se foste a bordo della nave sotto, e vedeste arrivare il siluro, cosa fareste? Urlereste a squarciagola per avvertire del pericolo? Manovrereste per evitarlo? O vi voltereste dall'altra parte?". 
Nave silurata
Cosa fanno l'ONU, l'UE, gli USA, il Fondo Monetario, la Lega Araba, la Banca Mondiale, il Vaticano, i Mass Media e via dicendo per disinnescare l'apocalisse che la crescita demografica incontrollata provocherà sul Pianeta?
"Regione Ticino", venerdì 14 giugno  2013 (articolo in ultima pagina).

Area  1750   1800   1850   1900   1950 1999   2050   2150
Mondo 791 978 1262 1650 2521  5978 8909 9746
Africa 106 107 111 133 221 767 1766 2308
Asia 502 635 809 947 1402 3634 5268 5561
Europa 163 203 276 408 547 729 628 517
America Latina e Caraibi 16 24 38 74 167 511 809 912
Nord America 2 7 26 82 172 307 392 398
Oceania 2 2 2 6 13 30 46 51

Comparando i dati "Africa" dell'articolo (stime 2013), con quelli della tabella (elaborata, presumo, solo qualche anno fa), vengono i brividi: la popolazione africana (stabile, dal 1700 al 1900, sui 100 milioni) era già salita nel 1950 a 250 milioni e dal 1950 è quadruplicata: oggi ammonta a 1'100 milioni. A fine secolo, fra novant'anni, salirà a 4 miliardi. Un incubo, innanzitutto per gli stessi africani: dove troveranno l'acqua, il cibo, il lavoro, la dignità?
*   *   *
Sono i barconi la soluzione ai problemi del continente nero? La soluzione è spostarne qualche milione in Europa per schiavizzarli, abbandonarli al degrado e continuare a banchettare, a gogò, sulle risorse d'Africa?
Non può funzionare, non bisogna essere Einstein per capirlo. Bisogna smettere di "fare elemosine", bisogna affrontare il problema, fissare degli obiettivi e cominciare a lavorare per assicurare un futuro degno anche a quella parte di Umanità. Qualsiasi cosa, pur minima si faccia, sarà sempre meglio del niente di cui sono capaci gli ammassi di burocrati superpagati dei baracconi internazionali.


lunedì 24 giugno 2013

"La Sicilia vista... dalla Storia".
Don Sebastiano Arena e il generale Bellodi, in quel di Montallegro, parlano di Sicilia. Un omaggio a Leonardo Sciascia.
Sicilia
Cap. 8 "Kaos"
(Scena: In auto, sulla SS 115 fra Montallegro e Porto Empedocle; Tempi: attuali; Personaggi: il generale Bellodi (il capitano Bellodi... (ormai in pensione) di Leonardo Sciascia ne "Il giorno della civetta") e Don Sebastiano Arena ("nipote immaginario" di Don Mariano Arena).
Il mare era verdissimo, il cielo blu lapislazzulo, il sole inavvicinabile. Le nuvole, adagiate sull’orizzonte, ricordavano ciuffi di gelato al limone. Calde folate di macchia mediterranea spandevano sinfonie di profumi per la campagna. 
«Bene» fece il Generale «il mare nostrum oggi è bellissimo. Da qui son passati in tanti, eh? Shekelesh, fenici, greci, cartaginesi, romani, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini, spagnoli» poi si fermò un attimo e  aggiunse con amara ironia, scuotendo la testa «…e gli italiani».
«Sì» fece don Sebastiano «tanti popoli, ma nessuna Nazione».
Il Generale si aspettava quella risposta: «Sì, signor Arena, lei ha proprio ragione, ne sono convinto anch’io».
Don Sebastiano lo fissò negli occhi: «Neanche gli ultimi arrivati, i piemontesi, sono riusciti a costruirla, ma come potevano? Erano troppo occupati a rubare, corrompere, massacrare, intrallazzare con i mafiosi, cancellare la memoria e inventarsi leggi inique tagliate su misura per i "liberati" delle due Sicilie. I Savoia cominciarono la loro avventura di reali d’Italia con ottusità e ferocia per concluderla, ottant’anni dopo, in un’ignobile giornata di settembre, scappando con inqualificabile vigliaccheria, fottendosene di milioni e milioni di soldati al fronte e di tutti gli italiani in generale».
Il Generale abbassò gli occhi.
«Calati iuncu, ca passa la china. Al popolo, come nei millenni precedenti, non rimase altro che chinare il capo. A volte, mi creda, mi sento come uno cheyenne dopo il Sand Creek».


sabato 22 giugno 2013

"La Sicilia vista dal cielo, di Folco Quilici e Leonardo Sciascia".
Se volete volare sulla Sicilia, e tuffarvi dentro la Storia, gustatevi questo bel documentario della Esso Standard Italiana girato nel 1970 da Folco Quilici in collaborazione con Leonardo Sciascia.

Sicilia (43' 04")
Se poi volete saperne di più, in 353 pagine, Moses Finley, Denis Mack Smith e Christopher Duggan, vi racconteranno la Sicilia dalle origini al 1983. Attraversando i secoli dall'età arcaica, agli Shekelesh, ai Greci, ai Cartaginesi, ai Romani, ai Bizantini, agli Arabi, ai Normanni, agli Hohenstaufen, agli Angioini, agli Aragonesi, agli Asburgo di Spagna, ai Piemontesi, agli Asburgo d'Austria, ai Borboni... agli "italiani", capirete perchè, da tanti popoli, in tanti secoli, non è emersa una Nazione.


venerdì 21 giugno 2013

"Imbuto".
L'Italia è piena di gente di valore.
Sia di quelli che si fanno ammazzare per un insopprimibile bisogno di verità (come Impastato, Falcone o Borsellino). Sia di quelli che scappano all'estero per potersi esprimere (come Faggin o Sartori). Sia di quelli che restano in Italia e riescono a creare lavoro e ricchezza nonostante inenarrabili difficoltà  (come Ferroli o Del Vecchio). E poi ci sono i milioni di italiani, onesti dentro, che, giorno dopo giorno, cercano di tenere la testa fuori dal fango in cui questi miserabili politicanti hanno precipitato il paese.
Perchè allora questa parte sana del Paese non entra in Politica?
La risposta è semplice e disarmante: "Perchè  il sistema politico è "progettato" per: perpetuarsi, rigettare i migliori, impedire qualsiasi controllo da parte del popolo, mascherare la propria incompetenza".
Anche sistemi autoritari di successo (Meiji in Giappone, Atatürk in Turchia, Deng in Cina) hanno blindato il potere e gestito il Paese in modo autoritario. Ma loro avevano idee. Sono stati capaci di implementare programmi di sviluppo che hanno tirato i loro popoli fuori dal disastro.
Guardate quest'imbuto
se nella parte in alto, quella stretta, iniettate pochi principi base, nella parte in basso (quella larga) raccoglierete innumerevoli, e impensabili, effetti.
Nella parte in alto si potrebbbe iiniettare:
. limite al numero dei mandati politici
. non cumulabilità delle cariche
. annullamento immediato di vitalizi politici e cumulo di pensioni
. riduzione drastica delle "pensioni d'oro"
. legge elettorale con sbarramento all'ingresso, preferenze e premio di maggioranza
. riduzione del finanziamento dei partiti
. elezioni amministrative con preferenze e a turno semplice
. apertura di ZES (Zone Economiche Speciali) alla "cinese"
. promozioni secondo criteri di merito  e non di appartenenza o nascita
. copiare da chi sa fare meglio di noi (a partire dalla Svizzera).

In Italia la democrazia è morta. Il suo putrido cadavere  si aggira per il Paese infettando il futuro dei giovani. Lo dimostrano il crollo delle affluenze alle urne e i calci in culo dati a quel 43% di italiani che in febbraio chiedeva un vero cambiamento.


giovedì 20 giugno 2013

"Spostati, mi fai ombra".
Non sono un fan di Diogene di Sinope, ma c'è un aneddoto che me lo rende "un Grande", un luminoso cane sciolto. Infami, cornuti e lacchè di tutto il mondo dovrebbero imparare da quel cane senza padrone.
Diogene di Sinope e Alessandro Magno
Armando Torno, 10 agosto 2011, Corriere della Sera
"Difficile immaginare due uomini più distanti di Diogene e Alessandro. Eppure si incontrarono diverse volte, se dovessimo prestare fede a quanto scrive il Laerzio. E non si scontrarono, anzi. Un loro dialogo vale più di tante filosofie e lo riferiamo con le parole di Plutarco: «Alessandro andò da Diogene. Lo trovò sdraiato al sole. Diogene, all' udire tanta gente che veniva verso di lui, si sollevò un poco da terra e guardò in volto Alessandro; questi lo salutò affettuosamente e gli domandò se aveva bisogno di qualcosa, che potesse fare per lui. "Scostati un poco dal sole", rispose il filosofo». Insomma, non farmi ombra. Il discorso prosegue: «Dicono che Alessandro fu molto colpito e ammirato dalla fierezza e dalla grandezza di quell' uomo. Al ripartire, mentre intorno a lui la gente derideva Diogene e se ne faceva beffe, egli disse: "Io invece se non fossi Alessandro vorrei essere Diogene"».


mercoledì 19 giugno 2013

"Capitano Valerij Michajlovič Sablin"
Pochi conoscono la storia di Valerij Michajlovič Sablin.
Ho letto tutto quello che sono riuscito a trovare su di lui e, per me, è stato un uomo eccezionale.
Di una onestà intellettuale, determinazione e coraggio da lasciar senza fiato.

Capitano Valerij Michajlovič Sablin (1939 - 1976)
Il capitano Sablin, Ufficiale di Marina, era imbarcato come Commissario Politico sulla Fregata Storozhevoy. L'8 novembre 1975, nel porto di Riga, prese il comando della nave per dirigersi a Leningrado e lanciare da lì, come l'Aurora 58 anni prima durante il colpo di stato bolscevico, il suo grido di condanna per la stagnazione e la corruzione nell'Unione Sovietica dell'era Breznev.

Capitano Valerij Michajlovič Sablin
Fu un ammutinamento "insolito", attuato per fini puramente ideali e senza coinvolgimento di agenti e potenze straniere. Di seguito alcuni passi della lettera che inviò al figlio prima di essere assassinato (un colpo alla nuca, per espresso volere di Breznev).
"Abbi fede perchè la Storia giudicherà onestamente gli eventi e tu non dovrai mai vergognarti per quello che tuo padre ha fatto. Non far mai parte di chi critica, ma non fa seguire i fatti alle proprie parole. Quelle persone sono ipocrite, deboli e senza volontà. Ti auguro coraggio, mio caro, sii forte nella certezza che la Vita è Meravigliosa. Sii positivo e credi fermamente, perchè la Rivoluzione vincerà".
Muro di Berlino
Mentre leggevo gli articoli sul Capitano Sablin mi venivano alla mente il crollo dell'Unione Sovietica, l'indicibile povertà in cui gran parte della popolazione russa (specie anziani) fu precipitata durante il periodo Eltsin, la razzia dei beni dello stato da parte dei "nuovi" oligarchi, ...




martedì 18 giugno 2013

"Regole e Conseguenze. Il caso Taksim".
Costantinopoli/Bisanzio/Istanbul è una città stupenda. Di quelle che si annunciano, appena ci metti piede, particolare.
Istanbul
Ci sono stato tante volte e, tutte le volte, mi ha regalato qualcosa di diverso (lo so, "parlo" come un'agenzia turistica, ma è vero).
Istanbul, "il caso Taksim"
Il "caso Taksim" sta montando, in modo incontrollato e pericoloso, per mancanza di regole.
Regole che in Svizzera (grazie a Dio e alla Storia) abbiamo.
E' ovvio che la distruzione di Piazza Taksim e di Gezi Park, ha un preciso motivo strategico: cancellare da una parte un luogo simbolo e "marcare" il territorio con un tributo alla Religione (la Moschea), all'Armata e al Passato (la Caserma ottomana) e al "Mercato" (il centro commerciale). 

La Danza del Cosmo
In Svizzera, terra di referendum e di Democrazia Diretta, un "caso alla Taksim" sarebbe risolto con una votazione comunale. In fin dei conti si tratta "solo" di una questione edilizia su cui dovrebbero poter decidere solo gli abitanti del territorio interessato. E' con tale logica che, qui da noi, si risolvono i "casi alla Taksim" (Stop ai minareti, Stop ai compensi d'oro, Sì allo svincolo Bellinzona nord, No alla Galleria Malcantone). Il tutto senza proteste di piazza e, quindi, senza spargimenti di sangue. In fin dei conti i referendum, in Svizzera, sono le valvole di sicurezza previste da un popolo, come diceva Leonardo Sciascia, troppo poco pazzo (ma molto sveglio).

Circonvallazione bocciata con il 52.6% dei voti
 


lunedì 17 giugno 2013

"Aritmetica di base e Bar... Stellari"
Mao 40 + Stalin 30 + Hitler 20 + Chiang 3 + Polpot 1 + (Bagosora/Ntabakuze/Nsengiyumwa) 1 =
= 8 criminali (= 16 occhi + 16 braccia + 16 gambe + 16 orecchie + 16 mani + 8 menti bacate) =
= 95 milioni di vittime.
"Creature"
Quando mi abbandono a calcoli simili mi domando e dico: "Ma com'è possibile che 16 mani possano agguantare e scannare 95 milioni  di esseri umani?".
Dopo qualche vodka, e parecchie birre, mi sussurro allo specchio la soluzione a cui ero comunque già arrivato quando vagavo ancora nelle dimensioni analcoliche.

"Creature"
Quegli 8 miserabili non hanno fatto fatica a trovare migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di kapò, sgherri, sicari, gestapomen, stasimen, cecamen, nkvdpmen, kgbmen, dinamen, ssmen pronti a fare, felici di fare, il lavoro sporco.
Poi mi chiedo: "Ma se ci sono così tanti kapò in questo mondo, di sicuro non stanno solo nei film e nei libri? Devono pur stare in mezzo a noi?". A quel punto mi sento come il picciotto di Guerre Stellari quando, alla Chalmun's cantina, è circondato dalle più bizzarre creature delle galassie Spazio-Tempo. Circospetto comincio a guardarmi intorno. Scruto i tizi dall'altra parte del bar. Studio i due seduti al tavolino d'angolo. Osservo il barista armeggiare fra shaker, bottiglie e bicchieri. Esamino le dita del pianista scorrere sulla tastiera. Poi mi chiedo: "Quanti banali mostri di galassie umane e dis-umane, in questo stanzone?".


venerdì 14 giugno 2013

"Cunnutu ie mazziatu".
Per  poter scrivere "Rivolta" ho dovuto leggere libri, vedere film e documentari, scambiare idee con amici di paesi ex-comunisti. Alla fine, come è ovvio, mi sono fatto delle opinioni, in qualche caso delle ferme convinzioni.
Estate 1923; Lenin malato, a sinistra la sorella Marija Ul'janova, a destra un medico.
Una ferma convinzione è che Lenin fu un genio assoluto della propaganda e della rivoluzione (sarà evidente, ma voglio ripeterlo). Un'altra convinzione è che dopo l'ictus, quando era ormai malato e non più in grado di difendersi e contrattaccare, deve essersi sentito, su quella sedia a rotelle,  cunnutu ie mazziatu perchè capiva di essersi sbagliato a:
. far fuori (subito dopo il colpo di stato dell'ottobre '17) menscevichi e socialisti rivoluzionari, 
. instaurare la dittatura privandosi del contributo degli specialisti borghesi,
. gestire la "successione" perchè, alla fine, il Potere era andato a Stalin, che lui non  riteneva
  adeguato come segretario del Partito e che chiedeva di rimuovere.
Tre errori imperdonabili, irrimediabili. In estrema sintesi un'atroce beffa per un genio come lui.


giovedì 13 giugno 2013

"Mai dire mai".
E i libri che abbiamo letto, e gli amori, e gli inganni?
E possiamo anche fare a meno dell’adolescenza e della giovinezza:
ma un uomo è quale i primi dieci anni di vita lo hanno fatto;
e nulla sappiamo di lui se nulla sappiamo di questi suoi dieci anni…
Leonardo Sciascia, Todo modo

Ho letto molto su Stalin: povero disgraziato, deve aver avuto un'infanzia miserabile. Il padre, calzolaio e alcolizzato, menava forte. I monaci del collegio dovevano essere dei gran rompiballe.

იოსებ ბესარიონის ძე ჯუღაშვილი
Libro dopo libro, documentario dopo documentario, è rimasto un personaggio da incubo, uno squallido individuo capace di straziare mogli e figli, mentire a se stesso, ingannare un intero popolo, falsificare la Storia, scannare milioni di esseri umani, violentare milioni di anime.
Una massima che gli è attribuita recita: "Gli scrittori sono gli ingegneri dell'anima".
La condivido in pieno. Io la completerei "... ingegneri e medici dell'anima".
Non mi sarei mai aspettato una frase così umana da un tipo così disumano.
Una frase così profonda rivela "qualcosa" oltre la brutalità di una vita sprecata e ciò rende ancora più atroci i suoi crimini.
Una giornata di Ivan Denisovic



mercoledì 12 giugno 2013

"1861" e "Terroni".
"1861" affronta le circostanze, a volte ignominiose, "dell'unità di Italia", sia con riferimento alla politica italiana, che alle ingerenze di potenze straniere (Gran Bretagna, Austria, Francia) e poteri vari (Massoneria, "rivoluzionari")
"1861" di Giovanni Fasanella e Antonella Grippo
"Terroni" analizza invece le ragioni, profonde e volute, del sottosviluppo del meridione d'Italia.

"Terroni" di Pino Aprile
Li ho letti con estremo interesse, non perchè sia siciliano, ma perchè sento un irrefrenabile bisogno di capire quando qualcosa puzza, quando le parole non quadrano con i fatti. 150 anni dopo quell'aggressione camuffata da unificazione, visto il miserevole stato di questa Italia, c'è ben poco da festeggiare.
Michelina De Cesare, che tu possa riposare in pace 
Diversi anni dopo la "spedizione dei 1000" Garibaldi disse: "Se tornassi da quelle parti mi prenderebbero a pietrate". Buona lettura.



martedì 11 giugno 2013

"Восстание, Rivolta"
“Rivolta” è un libro contro tutti i totalitarismi e contro il comunismo sovietico in particolare.
Perché proprio contro il bolscevismo e non, per esempio, contro il fascismo, il nazismo, il maoismo o una qualsiasi altra dittatura sudamericana o asiatica?

Rivoluzione di febbraio (1917)
. Nel ’22 il fascismo non è nato come fenomeno di massa, ma da attività squadristiche.
. Nel ’33 Hitler fu “regolarmente” eletto.
. Nel ’49 Mao prese il potere dopo la lunga guerra contro i giapponesi prima, e Chiang kai shek dopo.
. Le dittature sudamericane erano solo deformi creature dei nordamericani.
. Quelle asiatiche (Khmer rossi) erano fenomeni da manicomio criminale.

La Rivoluzione russa
Perché allora la rivoluzione russa?
Perché quella di febbraio è stata una vera rivoluzione: ha segnato l’apice di decenni di attività politica, è stata il completamento della rivoluzione del 1905, vi  hanno partecipato centinaia di migliaia di persone di ogni ceto sociale e perché la Russia sentiva il  bisogno di un profondo rinnovamento economico, sociale e spirituale. Sappiamo, purtroppo, come è andata a finire, e “Rivolta” vuol rendere omaggio, e ricordo, alle vittime di quei terribili decenni di sofferenza e abominio.
La Russia: dai Romanov a Stalin


lunedì 10 giugno 2013

"Cerchi e Rette".
Il senso comune dice che un cerchio è un cerchio e una retta è una retta.
Non è così. Gli "occhi della mente" (il ragionamento astratto) dimostrano che una retta non è altro che un cerchio di raggio infinito. E non solo, dicono anche che le due estremità della retta "si incontrano". All'infinito, al punto improprio, ma si incontrano.
Perchè la tiritera sopra?
Per spiegare che quello che dicono "l'istinto, la logica, il senso comune" ("Arraffare, tutto a me, e gli altri al diavolo") non sempre funziona, non sempre può assicurare benessere vero. Accendendo il cervello, e guardando con gli occhi della mente, si capisce che rispettando gli altri, dando loro opportunità di ascesa sociale, garantendo giustizia e rispetto, la Società nel suo complesso migliora perchè il genio può sbocciare in più ampi strati della popolazione, perchè il rispetto reciproco aumenta e, conseguentemente, il livello di violenza sociale scende.
L'Occidente è riuscito ad allargare la base del benessere, e a garantire diritti civili, grazie ai suoi "Padri", a "pensatori" come Spinoza, Cartesio, Kant, Locke, Montesquieu, Pascal, Voltaire, Diderot, Rousseau, Einstein, e tanti, tanti altri. Nelle "società" orfane di tali Padri vige ancora la legge del più violento: arraffare, terrorizzare, sprecare (rubinetti d'oro, cessi extralusso, gozzoviglie a gogò), e abbandonare l'ammasso della popolazione alla miseria più cupa, rubandogli il  futuro. 


Basta esserci stato, in quei Paesi, per avvertire il Diritto Incerto che permea la vita di ogni giorno, l'arroganza di chiunque detenga il pur minimo potere, l'aria selvatica che vi si respira. Tanti anni fa, a Mumbai, alloggiavo in un cinque stelle francese poco fuori città. Per arrivare all'extralusso il mio taxi doveva attraversare l'inferno.

La Democrazia e lo Stato di Diritto non si esportano come fossero cochecole o telefonini cellulari. Come si può pensare che i "residenti" dei "quartieri" della foto sopra possano comportarsi da cittadini quando, ancor prima di nascere, sono destinati ad essere e rimanere servi? Quando, anche solo per chiedere il minimo del minimo del minimo, devono  strisciare col cappello in mano?


domenica 9 giugno 2013

"Colazione a Tehran".
Nel maggio del 2005 mi trovavo a Tehran per lavoro. Alì, caro amico e buon dealer, era al volante (rientravamo da una serie di visite a clienti).

A un certo punto, su un cartellone lungo la strada, vedo una foto del tipo

Aikido
Mi si accendono immediatamente le lampadine, gli chiedo di accostare e tradurmi le scritte in farsi. 
Mi guarda, scuote la testa e accosta: "Domenica c'è una dimostrazione di Aikido".
Fra me e me penso: "Io parto venerdì per cui me la perdo" poi vedo dei numeri telefonici (li annoto). A cena gli chiedo di telefonare.
Risponde il maestro (Ahmed, 2° dan, iraniano, tassista, cinque anni da emigrante in Giappone).
Chiedo ad Alì di chiedere quando si allenano. Risposta: "Tutti i giorni dispari alle quattro del mattino". Chiedo ad Alì di chiedere se posso allenarmi con loro e se hanno un keikogi da prestarmi. Dopo un pò mi dice: "Nessun problema".


Il mercoledì mattino, in taxi, vado al Dojo. Il Maestro ed una dozzina di allievi mi accolgono curiosi ed ospitali. A fine allenamento Ahmed mi invita a colazione. Verso le sette siamo in una sorta di fast food (ambiente popolare, tavoli di formica, sgabelli di metallo, immensi pentoloni fumanti, odori equivoci). Comincio a inquietarmi. Ci sediamo. Dopo un pò portano la colazione: una grande pentola di alluminio con dentro una zuppa e qualcosa che galleggia. Tutti mi sorridono e mi invitano a servirmi per primo.


Testa di montone. A galleggiare c'era una testa di montone e mi invitavano a prendermi un occhio.
Inghiotto secco, mi faccio i complimenti per essermi seduto sopravvento al pentolone fumante e comincio a spiegare ai miei commensali gli usi barbari che tuttora coltiviamo in Sicilia: per colazione brioches e granita! Scuotono la testa, si guardano l'un l'altro come a dire: "A colazione? A colazione mangiate quella roba lì?".

Quando, poche ore più tardi, racconto tutto ad Alì, lui scoppia a ridere: "Testa di montone a colazione? Ma sei pazzo? Non ho mai mangiato quella roba lì..." Subito dopo, sghignazzando crudele, conclude "Duri e puri i tuoi amici banzai, eh? ".


sabato 8 giugno 2013

"Gennaro, il capitano di tavola dell'ammiraglio Rozhovskij".
Da "Rivolta", Cap. 7 "Cipango"
(Scena: Mar del Giappone, 1891; A bordo della Xenia (precedentemente "Ettore Fieramosca"" della Regia Marina delle Due Sicilie"). Nella sala da pranzo dell'ammiraglio  Rozhovskij).

Pirofregata "Ettore Fieramosca", varata a Castellammare di Stabia, 1851

"Il tavolo della sala da pranzo dell’ammiraglio era apparecchiato per otto.
Alekseij Vladimirovič sedeva a capotavola con mademoiselle Murakami Ruka alla sua destra e il Signor Manuil’skij, professore di Civiltà Orientali all’università di Pietroburgo, alla sua sinistra. All’altra estremità sedeva il capitano con ai due lati il quartiermastro e il terzo ufficiale. Ai posti centrali sedevano Vladimir Vladimirovič, nipote dell’ammiraglio e cadetto della marina imperiale, e il dottor Michajlov, il medico di bordo.
Gennaro, il cuoco personale dell’ammiraglio, entrò in sala con un piatto di Capodimonte fumante: “Ammiraglio carissimo, gentile signorina, egregi signori…” disse con tono appena teatrale, puramente napoletano “… Bucatini do gravunaro in… variante Kamčatka “.
L’ammiraglio sporse il mento, ammirò la vista, assaporò il profumo, poi ringraziò Iddio per avergli messo, tanti anni prima, Gennaro sulla sua rotta.
“Potessi disporre di queste creature da sogno nella mia Naaapoli, diventerei famoso in quaaattro e quaaattr’otto, caro ammiraglio” sorrise il cuoco abbracciando tavola e commensali . “Bucatini do gravunaro in… variante Kamčatka, pensate un po’, lì a Naaapoli, nessuno sa dove sta di casa ‘sta Kamčatka e penserebbero che si tratta di una solenne bufala, ‘na fregatura ‘nsomma, ma poi una volta assaggiaate queste delizie… porterebbero in trionfo mee con tutti i graanchi ‘n coppa vaa” declamò in un incerto francese inframmezzato di espressioni napoletane. 
 “Ammiraglio cariisssimo, io non ho fatto nieente, han fatto tutto looro” aggiunse indicando i giganteschi granchi che campeggiavano sui bucatini”. 
 Vladimir Vladimirovič, eccitato come sempre quando Gennaro si “esibiva” , esclamò: “Ma questa è una novità assoluta”.
“E’ proprio così… signorììì bello”.
“Una sorpresa, prima di tante altre sorprese… eh Gennaro?”.
“Esattameente, caro il mio ammiraaglio. Una volta a terra chissà cosa vi capiterà di mangiaare… ne ho sentite di cotte e di crude su cosa mangia il popolo del sol levante… iammo va”.
A quel punto l’ammiraglio ritenne opportuno tradurre a Mademoiselle Murakami: “Mademoiselle, il nostro Gennaro è, in un certo senso, profondamente inquieto per la presunta, addirittura estrema a suo dire, “originalità” della cucina giapponese. In sostanza non ha idea di cosa ci toccherà mangiare nei prossimi giorni”.
La donna portò una mano davanti alla bocca, rise con moderazione, guardò curiosa Gennaro quindi, invece di rispondere, accennò un leggero inchino e annusò il profumo dei bucatini.
“Caro ammiraglio, ho solo aggiunto queste meraviglie dell’oriente russo alle olive di Gaeta, alle acciughe di Portopalo, ai capperi di Salina, all’olio dell’Etna, a un po’ di aglio, sale e, in fundis, a del peperoncino di Diamante. Poi ho sdraiato il tutto su dei bucatini di certi miei amici di Benevento… i Rummo, che da cinquant’anni tirano della pasta che è una delizia”.
“Gennaro è il mio miglior medico” fece l’ammiraglio a Mademoiselle Murakami “lui cucina fantasia, è un ottimo propagandista e, come potete ben notare, anche un uomo di spettacolo”.
“Ammiraglio carissimo, voi siete troppo buuuono”. 
“Gennaro mi cura” disse indicando i bucatini “dal 1863.  Ebbi la fortuna di incontrarlo nel ’54, durante una delle crociere nel Regno delle due Sicilie. A quei tempi, caro Volodia” guardò il nipote “ero in forza nella Flotta del Mar Nero”.
Il cuoco assentiva vistosamente.
“Gennaro mandava avanti una piccola osteria dalle parti di Santa Chiara”. 
“Ah, che tempi” sospirava il cuoco.
“Andavo in giro in incognito con alcuni amici napoletani: Ercolano, Pompei, Capri, il Vesuvio e un giorno capitai nella sua trattoria… furono scintille a prima vista”.
Gennaro sorrideva.
“Gli chiesi di diventare seduta stante il mio cuoco personale e di viaggiare il mondo”.
Gennaro annuiva.
“Non accettò subito. Si inchinò e mi disse: “Ci penserò, Eccellenza e vi farò sapere. Vi farò sapere senz’altro” poi, sorridendo, aggiunse “se Dio vuole… si vedrà”. Non capii tutto il panegirico ma mi piacque come recitava”.
“Maronna mia non potevo, non potevo lasciare tutto in quattro e quattr’otto, caro il mio ammiraglio” disse Gennaro “a Napoli stavo bene, la gente era allegra e o ‘Re era un bravo guaglione. L’Eccellenza vostra è sempre stato un gran signore, ma non potevo lasciare tutto in quattro e quattr’otto”.
“Diventò il capitano della mia tavola dopo il crollo del regno delle Due Sicilie” riprese l’ammiraglio.
“Ma come potevo stare più a Naaapoli… Signorììì? … dove non eravamo più padroni in casa noostra?”. 
L’ammiraglio annuiva.
“Re Ferdinando, nonostante i suoi errori, era un uomo onesto ed aveva il senso dello Stato. Il vero cancro del regno sono stati quei fetieenti dei nobili e dei militari, inetti e vanitosi, e un’accozzaglia di rivoluzionari”, utili idioti,  marionette di Cavour, la malefica volpe, e dei suoi burattinai… gli inglesi, caro il mio ammiraglio… care le mie Eccellenze”.
Il capitano Sablin guardava il cuoco con ammirazione.
“I Borboni sono svaniti come nebbia al sole per colpa dei tanti traditori nella loro stessa famiglia e di pochi sedicenti rivoluzionari… non per la spinta fasulla di un migliaio di camicie rosse, spesso lacere”.
Volodia, l’aveva capito da un pezzo, voleva bene a quello strano uomo sempre allegro, che sapeva sdrammatizzare sempre e aveva una parola giusta per ogni situazione.
“Dov’è finito l’oro della Banca del Regno a Palermo? E quello di Napoli?” continuò inarrestabile Gennaro . “Se lo sono messi in tasca, se lo sono ammuccato sentite a ‘mme. Noi delle Due Sicilie avevamo una moneta forte, non eravamo indebitaaati come i piemontesi, tenevaaamo  industrie fiorenti e, tutto sommato, non ce la passavamo male”.
“Vero” confermò l’ammiraglio, “a Napoli si respirava un gran bell’ambiente”. 
“Hanno soprannominato Re Ferdinando ‘u Re Bomba… e Vittorio Emanuele? Come dovremmo chiamare quel cornuto… mi perdoni Eccellenza…  quel criminale con tutti gli squartamenti e ammazzatine che ha ordinato? A Pontelandolfo, a Casalduni e in vent’anni di ribellioni, il ressavoia”, lo disse con disprezzo, “ha fatto molti più morti di mille e mille Re Bomba. Dopo che eravamo stati aggrediti, dopo che avevano distrutto il nostro mondo cosa potevamo fare se non scappare, emigrare?”.  Gennaro si fermò all’improvviso, si aggiustò il cappello da cuoco, bevve un sorso d’acqua, si calmò, poi disse: “Scusatemi, signori, vi ringrazio per la pazienza”.
“Grazie, Gennaro” disse il capitano Sablin.
Il cuoco gli sorrise, portò una mano sul cuore e chinò, leggermente il capo. 
“Comunque sia”  riprese l’ammiraglio,” due anni dopo l’annessione ricevetti una missiva da Gennaro con scritto, semplicemente “Dio vuole!”.  Dopo pochi mesi divenne il capitano della mia tavola… per cui addio a borsch, rybnaia solianka, vatrushki perché la sua è una cucina gustosa ma leggera, in poche parole capisci quel che mangi e non si viene confusi da salse, salsine e complicazioni francesi.  Il risultato di questi ventotto anni di cura me lo ritrovo tutte le mattine davanti allo specchio. Ma adesso, vi prego, cominciamo… i bucatini aspettano”.
Gennaro scrutava ogni minima espressione.
Una smorfia strana, mista a sorpresa, attraversò il viso di Mademoiselle Murakami.
Il piccolo Volodia si era già avventato sul piatto. 
Il signor Manuil’skij masticava cauto. 
Il Signor Sablin assaporava soddisfatto.
Il quartiermastro e il terzo ufficiale apparivano a disagio di fronte a gusti così insoliti.
L’ammiraglio arrotolò una forchettata, ne valutò colore e profumo, poi l’addentò e masticò lentamente. Dopo alcuni secondi inghiottì, posò la forchetta, si passò il tovagliolo sulle labbra, prese il bicchiere di “Greco di tufo” e invitò i commensali a brindare alla salute di Gennaro".