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martedì 31 luglio 2012

"Happy Life" in Tunis.
Un mio amico, rientrato di recente da due settimane di lavoro a Tunisi, mi ha raccontato che nello stesso albergo (4 stelle) dove aveva soggiornato, un gruppo di fuoriusciti libici, gonfi di soldi e con tanta voglia di divertirsi, aveva esagerato un pò.


Disgustato mi ha raccontato che, ubriachi fradici, dopo un festino con delle prostitute, a un certo punto ne avevano gettata una dal balcone. La povera ragazza è morta subito dopo lo schianto. Una povera disgraziata che non ha nemmeno ricevuto memoria sui giornali locali.
Fosse stato vivo, solo Fabrizio de André avrebbe potuto trarne fuori una poesia, come fece con Marinella.

lunedì 30 luglio 2012

5 Stelle a Londra: "carriera" di un rampollo. 
Londra, 30 dicembre 2009
Lite furiosa in hotel. Gheddafi jr (Hannibal) picchia la moglie.
 
Hannibal Gheddafi e famiglia al Claridge 

Il giorno di Natale uno dei figli del leader libico Muammar Gheddafi avrebbe aggredito e malmenato la moglie in una suite di uno dei più lussuosi alberghi londinesi. Lo riferisce il "Daily Mail", secondo cui il rampollo sarebbe finito al centro di un'indagine di polizia. Hannibal fu già arrestato, per qualche ora, per un presunto episodio di violenza l'anno scorso a Ginevra.

domenica 29 luglio 2012

5 Stelle a Ginevra. 
Ginevra, 15 luglio 2008
Hannibal Gheddafi e la moglie arrestati su denuncia di due domestici dell'albergo presso cui soggiornano. I due, una tunisina e un marocchino, li accusano di lesioni semplici e minacce.

Hannibal Gheddafi e famiglia al "President Wilson"
Ne è scaturito un contenzioso durato tre anni che ha visto di tutto: ingenti cauzioni, riunioni di commissioni "indipendenti" all'ONU, blocco delle forniture di petrolio alla Svizzera, interruzione dei voli svizzeri su Tripoli, azione civile dei coniugi Gheddafi contro lo Stato del Canton Ginevra, banditesco sequestro, per mesi, di due cittadini svizzeri che si trovavano in Libia per lavoro, proposta di Gheddafi (all'ONU, sic!) per lo smembramento della Svizzera e la conseguente spartizione a favore dei tre paesi confinanti, goffi viaggi di consiglieri federali a Tripoli, sospensione incrociata dei visti di entrata, "inviti" alla Svizzera (del ministro degli esteri italiano Frattini e della commissaria europea agli affari interni Cecilia Malmström) a risolvere urgentemente la crisi con la Libia in quanto creava problemi all'accordo Schengen, etc...


Ripensando a questa squallida storia a me, da cittadino svizzero, resta:
. l'amarezza per come sia stata volutamente dimenticata la vera origine del caso: l'arroganza e la
  violenza dei Gheddafi verso dei lavoratori
. la rabbia per i soldi e il tempo sprecati nella gestione di un caso così assurdo
. la mancanza di pudore, il delirio di onnipotenza e le insulse farneticazioni di Gheddafi
. e, sopratutto, l'avvilente ipocrisia dell'UE e dell'ONU che hanno abbandonato la Svizzera nella
  gestione di un caso di giustizia, di coscienza e di umanità. 

Ginevra, Svizzera

sabato 28 luglio 2012

Sogno di una notte di mezza estate.
Ieri sera ho cenato in buona compagnia, e molto tardi, giù al porto.
Il Regaleali ben freddo, la doppia razione di polpo alla gallega, i drappelli di sarde in beccafico e la caponatina in agrodolce mi hanno giocato un brutto (o forse bello?) scherzo.
Stanotte afa e neanche un filo d'aria. Non ho dormito bene, ma in compenso ho sognato tanto.

Primo sogno.
Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana
Ho sognato il presidente della Repubblica che dichiarava: "Mi sono reso conto, anche se (lo ammetto) tardivamente, che da perennepolitico sono corresponsabile dello sfascio di questo paese. Sono già stato tutto in questa repubblica: parlamentare, ministro dell'interno, presidente della Camera e adesso presidente in testa. Prima che scada il mio mandato ho quindi deciso di chiedere a Senato e Camera di approvare questa semplice risoluzione:"Alle prossime elezioni non potrà partecipare chi è già stato eletto per due legislature" inoltre (e lo diceva mentre piangeva, proprio come il ragazzo della Via Gluck) ho deciso di rinunciare al seggio di senatore a vita e a metà dello stipendio. Sì, mormorava convinto (con una lacrima sul viso): metà a me e metà alla Patria". Mentre lo ascoltavo, in sogno, sentivo scendere anch'io, calda, la mia lacrima sul viso.

Secondo sogno.
Un grillo barbuto urlava incazzato (mentre gli occhi, uscendo dalle orbite, facevano capolino fra i riccioli sale e pepe): "Tutti potranno detrarre tutto dalle tasse e palla al centro, così vedremo chi ce la farà a evadere ancora... belin".

Terzo sogno
"Accoglienza"
"Immigrati pagati quanto gli italiani! Immigrati pagati come gli italiani! Immigrati pagati quanto gli italiani! Immigrati pagati come...." gorgheggiava ritmica una voce africana mentre da dietro un' enorme montagna di pomodori emergeva, alto, un pugno chiuso di foggia comunista.
"Sì, cosi noi italiani potremo finalmente fare i lavori degli extracomunitari" rispose immediatamente un'altra voce dal deciso accento veneto.
Mentre mi rigiravo nel letto un ambulante dal rotondo accento romagnolo aggiunse: "cut venja un azident... e che i vu cumprà della spiaggia diano lo scontrino anche loro, proprio come noi italiani, mica sono diversi... loro".

Quarto sogno

I politici della "Nuova Italia" (quella nata dalla tardiva autocritica del Napolitano del primo sogno) ululavano come licantropi alla luna: "Copiare, copiare e ancora copiare... come i giapponesi durante il periodo Meiji o nel dopoguerra con le macchinette fotografiche. Copiare da chi sa far funzionare la baracca, altro che strapagare consulenti su consulenti per reinventare, sempre, l'acqua calda... e aspettare Godot. E se dovremo andare a Lugano o a Bellinzona, vuol dire che al ritorno farem man bassa di cioccolata e orologi a cucù".

Quinto sogno.
"Primavera" di Praga, 1968
Riappare Napolitano: in calzamaglia nera, con un teschio in mano e l'espressione spiritata declama solenne: "Pentirsi o non pentirsi, questo è il problema".
Io lo guardo basito.
Lui continua: "Pentirsi di Budapest o anche un pò di Praga? O pentirsi di Budapest e anche un pò di Praga? Questo è il problema".
Non riuscii a seguirlo oltre perchè un benevolo, ma purtroppo tardivo, colpo d'aria irruppe improvvisamente dalla finestra spazzando via sogni e incubi.

venerdì 27 luglio 2012

Repubblica italiana e Regole.
L'Italia è una repubblica fondata sulla falsità e sulla negazione dell'evidenza.
E' un'affermazione forte, ma sostenibile.

1. Falsità.
Mario Monti dice ai giovani d'Italia che "il posto fisso è monotono" ma per sé pretende il posto fisso di senatore a vita e concede posti fissi (da 650'000 EUR e da 400'000 EUR annui) a Gubitosi e Tarantola, neo Direttore Generale e neo  Presidente RAI, un'organizzazione capace di sfornare, in gran parte, solo volgarità e banalità. L'elenco potrebbe continuare.
2. Negazione dell'evidenza.
L'Italia è allo sfascio e i responsabili del disastro, gli "eterni politici", continuano a petulare senza pudore e non pensano minimamente a farsi da parte. L'elenco potrebbe continuare.

Le "Regole" condizionano, sempre, il risultato del gioco e in Italia le regole non hanno lo scopo di far funzionare il Paese, ma di assicurare privilegi alla casta e impedire il rinnovamento della classe dirigente.
L'Italia è piena di gente di valore, onesta e capace di pagare anche con la vita per le proprie idee.
Il crimine di questa squallida classe "politica" è di aver impedito che tanta gente onesta e capace potesse avvicinarsi alla gestione della cosa pubblica.
L'unica possibilità per uscire da questo degrado morale è che gli italiani riscoprano il buon senso e la capacità di stupirsi (es.: alle prossime elezioni non votino chi è già stato eletto per più di due mandati).
Sarà dura, ma io sono ottimista e la Storia ha dimostrato che da profondi periodi di crisi possono germinare periodi di rinnovamento:"Bon tempu ie malu tempu, non dura tutt'un tempu".

giovedì 26 luglio 2012

"Roma ladrona o Bossi ladruncolo?"
Il modo di far politica della Lega è stato diverso da quello degli altri partiti: più vicina alle necessità della gente, uso di linguaggio quotidiano, capacità di mettere sul tavolo problemi ignorati dagli altri. 

Patetico
Ciò nonostante io non l'ho mai votata, e per quattro motivi:
. Bossi, per me, è un falso: tanto abbaiare, molto minacciare, sempre alla ricerca di capri espriatori
. è una persona strutturalmente grezza e ignorante
. non ha mai fatto qualcosa che potesse migliorare, nel concreto, la vita della gente comune
. ha dato prova di un vergognoso nepotismo infilando il figlio Renzo in politica (l'avete mai sentito
  parlare per più di 60 secondi?). Un incapace pagato con i soldi dei contribuenti: proprio un
  bell'esempio di "rinnovamento".
A prescindere da Bossi, le attese della gente che ha votato Lega meritano comunque rispetto, attenzione e, sopratutto, risposte.

mercoledì 25 luglio 2012

martedì 24 luglio 2012

Vitaliano Brancati: un Uomo.
«Brancati è lo scrittore italiano che meglio ha rappresentato le due commedie italiane, del fascismo e dell'erotismo in rapporto tra loro e come a specchio di un paese in cui il rispetto della vita privata e delle idee di ciascuno e di tutti, il senso della libertà individuale, sono assolutamente ignoti. Il fascismo e l'erotismo però sono anche, nel nostro paese, tragedia: ma Brancati ne registrava le manifestazioni comiche e coinvolgeva nel comico anche le situazioni tragiche ».
Leonardo Sciascia 
Vitaliano Brancati (Pachino 1907 - Torino 1954)
Buon compleanno Signor Brancati


da "Paolo il Caldo", 1954
"Ma ci sono sofferenze che scavano nella persona come buchi di un flauto, e la voce dello spirito ne esce melodiosa, altre invece, come le mie, assorbono tutta l'attenzione e incantano l'intelligenza...".

lunedì 23 luglio 2012

E questo sarebbe il nuovo che avanza?
E questo sarebbe il cambiamento? L'alternativa?
Aria, per favore aria, aprite le finestre.

Pier Luigi Bersani, segretario PD
da Cap.8 "Kaos"
(Scena: A Montallegro, nei pressi di Agrigento; Tempi: attuali; Personaggi: il generale Bellodi  (il capitano Bellodi... ormai in pensione) di Leonardo Sciascia ne "Il giorno della civetta" e Don Sebastiano Arena "nipote immaginario" di Don Mariano Arena).
Don Sebastiano sembrava un fiume in piena.
«Signor Generale, la sua Repubblica Italiana ha fallito, e miseramente».
Il Generale saltò sulla sedia quando don Sebastiano intonò De André: “Prima pagina venti notizie ventuno ingiustizie e lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità”.
«Ecco getta la spugna, ed è per questo che la democrazia sta fallendo. Perché sempre meno gente va a votare? Perché è sgomenta, non vede la  consequenzialità fra la causa e l’effetto, sente che non può cambiare le cose».
Rimasero per un po’ a parlarsi con gli occhi.
«Lei quand’era capitano, qui in Sicilia, rappresentava il futuro, la speranza, una possibilità migliore. Lei oggi rappresenta il passato, un passato che ha ucciso proprio quella speranza. La sua sinistra ha già “governato” questo paese, e tante volte. La sua sinistra si è gettata nella mangiatoia come, più e peggio degli altri, litigando per ogni singola briciola e poltrona, fottendosene della gente e condannando a morte quella stessa speranza a cui…» e lo disse con voce bassa «io stesso ho creduto. Signor Generale, lei non ha più titolo per costituire speranza, anche se io, come persona, e come è vero Iddio, le voglio bene e la rispetto».

domenica 22 luglio 2012

Che fare? 
Tanto, si può fare tanto per combattere l'arroganza.

Lo stoico di Viale Mazzini che sopporta il fardello della monotonia del posto fisso da 650'000 EUR.
. I giornalisti potrebbero entrare in sciopero spegnendo di fatto la RAI.
. I cittadini potrebbero protestare inondando l'ufficio stampa con mail di protesta (io l'ho già fatto).
. Gli utenti potrebbero inviare raccomandate in cui anticipano l'autoriduzione del canone.
. I parlamentari potrebbero presentare mozioni che blocchino la nomina a simili condizioni.
Qualsiasi altra protesta, per quanto piccola e che non implichi violenza, è sempre meglio di niente.

sabato 21 luglio 2012

Se questo fosse stato... un uomo di Stato
avrebbe capito che, così facendo, stava costringendo sessanta milioni di italiani a baciare...

Senza parole, ma con sgomento
Quando seppi la notizia, dopo aver visto e rivisto foto e filmato, superato il disgusto iniziale, la mia metà italiana si tirò immediatamente fuori dalla conta dei sessanta milioni. E non credo di essere stato l'unico.

venerdì 20 luglio 2012

"Il posto fisso è monotono"...
diceva solo pochi mesi fa Monti ai giovani d'Italia.
Ieri ha però dato un posto fisso (Direttore Generale RAI) a Luigi Gubitosi: 650'000 EUR all'anno per tirare avanti un carrozzone capace di produrre, in gran parte, solo volgarità e banalità. Li incasserà in qualsiasi caso, anche se fra un giorno, un mese o un anno dovessero farlo fuori per faida politica. Immorale e fuori da ogni logica.

Luigi Gubitosi, ennesimo "nuovo" Direttore Generale RAI

L'Italia è al disastro attuale perchè da decenni è in mano a personaggi alla mariomonti che non hanno la minima idea della vita quotidiana della gente e dei mille e mille gubitosi dai mille e mille privilegi. Qual è il livello di coerenza e di pudore di gente simile? Qual è il livello di sopportazione degli italiani?

Ho 58 anni, ho fatto il militare, ho viaggiato per il mondo, ne ho viste di cotte e di crude, ma nel leggere notizie simili mi viene ancora il voltastomaco e fremo e tremo dalla rabbia. Vorrà dire che non sono ancora invecchiato del tutto.

giovedì 19 luglio 2012

mercoledì 18 luglio 2012

Punto improprio e occhi della mente.
"Le rette parallele sono quelle che non si incontrano mai", ci insegnavano a scuola.

Una mattina del 1968, mentre attraversavo Viale Regina Margherita (zona di Vitaliano Brancati e di Ettore Majorana), sulle striscie pedonali mi resi conto che ci avevano raccontato delle balle.

 
 
Nella mente mi ero tracciato il disegnino sotto.
Io ero di fronte a Sara e pensavo: "Se Sara corresse lungo la retta di fronte, man mano che raggiunge i punti "S1", "S2", "S3", l'angolo "X-Io-Sara" diminuirebbe e, se Sara andasse all'infinito, finirebbe per annullarsi e ci ritroveremmo entrambi sulla stessa retta". Quando arrivai a scuola cercai la prof di Mate. Lei mi guardò strano, poi mi liquidò: "E' vero, ma queste cose te le diranno all'Università".  

Quel giorno la Scuola mi deluse, avrei preferito mi avessero detto subito la verità: magari quell'idea avrebbe potuto cuocere nella mia mente già da quando avevo nove anni.

Le soluzioni migliori non sono spesso quelle più evidenti. Per trovarle bisogna a volte usare gli occhi della mente, rigettando quelle apparentemente più immediate. Quando si pensa per sé non bisogna pensare, solo e completamente, per se stessi, bisogna pensare anche agli altri.
L'impoverimento della classe media in Europa negli ultimi vent'anni deve mettere in allarme.
I super/super/ricchi possono star bene solo se le condizioni di vita della società in cui vivono sono accettabili per la gran parte della popolazione, altrimenti saranno prigionieri dei loro stessi eden.
Mi è capitato di soggiornare in dei 5 stelle a Mumbai, Delhi o Jakarta. Superlussuosi dentro a cui, però, potevo accedere solo attraversando la disperazione: cioè slums, effluvi pestilenziali, sguardi selvatici e sgomenti e tanta, tanta, miseria.
A questo punto siamo arrivati a Vilfredo Pareto e a un precedente: le inascoltate proteste in Russia del 1905 e del 1917. Quell'arrogante mix di cecità e sordità della classe dominante portò al comunismo e ai disastri che sappiamo. Ma questa... sarà  storia di un altro giorno.

martedì 17 luglio 2012

Dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei.
E questo vale sia per le persone che per le nazioni.

lunedì 16 luglio 2012

Dittatori e "ISO 9000".
Solo pochi mesi prima del suo sputtanamento + bombardamento + annichilimento la Libia (cioè Gheddafi) fu eletta nel "Consiglio dei diritti umani" dell'ONU (47 membri).

Muammar Gheddafi (Sirte 1942 - Sirte 2011)
Possibile? Si, possibile.
L'ONU è da tempo un ferrovecchio ipocrita, inutile, costoso e incapace di affrontare i problemi del Mondo (l'incontrollata crescita demografica dei Paesi poveri, la sistematica rapina delle loro materie prime, la mancata protezione del Patrimonio culturale dell'Umanità, ....).
Se anch'essa "introducesse" l'ISO 9000:
.  si eviterebbero pagliacciate come quella del 13 maggio 2010
l'ammissione di tanti "Stati Fantoccio" sarebbe più difficile

13 maggio 2010: Libia eletta nel "Consiglio ONU dei diritti umani"
.  e si eviterebbe di dover avere a che fare con pupazzi locali nelle mani dei Monopoli Globali (spesso
   delle materie prime), dediti al bestiale sfruttamento dei loro stessi popoli e impegnati con fulgido
   nell'accumulo di ingordi patrimoni privati all'estero.


domenica 15 luglio 2012

Karl Popper e la ISO 9000.
La proposta di Karl Popper di introdurre "la patente per fare la TV" non è strampalata, nè irrealizzabile. E' realtà, e da anni, nel mondo dell'Industria.

Certificazione di Qualità
Dal sito Qualitiamo:
"Con il nome di “ISO 9000:2005” è conosciuta la nuova famiglia delle norme volontarie che regolano il settore dei sistemi di gestione della qualità e che è stata elaborata per aiutare le organizzazioni ad attuare sistemi di gestioni per la qualità efficaci, allo scopo di agevolare il commercio nazionale ed internazionale. Queste norme, come del resto le versioni del 1987 e del 1994, non rivolgono la loro attenzione al prodotto bensì a come un’organizzazione ne cura la realizzazione in modo da soddisfare le esigenze non solo dei clienti utilizzatori (committenti, commercianti, utilizzatori finali) ma di tutte le parti a vario titolo coinvolte, gli stakeholder (lavoratori, proprietari, azionisti, fornitori, ecc). I vantaggi derivanti dalla pubblicazione di queste norme, sono molteplici.
Le organizzazioni, infatti, si accollano l’onere di costruire un sistema di gestione della qualità secondo le norme di riferimento e della procedura formale di certificazione che non viene più effettuata dal cliente ma da un ente terzo ufficialmente preposto allo scopo. La certificazione così ottenuta viene riconosciuta anche da tutti gli altri clienti e, quindi, non deve essere ripetuta ogni volta".


sabato 14 luglio 2012

TV in ogni caso "maestra".
Recensione di Rosa Aimoni, scrittrice, 18 gennaio 2011.
"Questo saggio propone al lettore le opinioni di Karl R. Popper e di altri voci importanti, quali ad esempio John Condry e Karol Wojtyla, in merito alla capacità della televisione di condizionare, nel bene e nel male, i comportamenti di massa. Interessante è anche il saggio iniziale di Giancarlo Bosetti.
Karl Popper (Vienna 1902 - Londra 1994)
Com'è noto Karl R. Popper fu filosofo della scienza e studioso di pedagogia, e fece delle considerazioni sulla televisione e sulla capacità di questa di influenzare i comportamenti dei giovani e dei bambini.
Nel suo saggio, intitolato “Una patente per fare tv”, Egli descrive le motivazioni che stanno alla base di un prodotto televisivo sempre più scadente. Una di queste sta nel fatto che è sicuramente difficile trovare persone in grado di creare programmi di qualità accettabile per venti ore al giorno; è di gran lunga più semplice reperire persone capaci solo di ideare, per un tempo simile, un prodotto scadente. La legge dell’audience, inoltre, spinge le varie emittenti a cercare il sensazionalismo, e questo di rado coincide con la qualità.
La critica popperiana alla televisione si incentra soprattutto sulla violenza presente nei vari programmi, che induce i più giovani e i più deboli ad adottare atteggiamenti antisociali. La televisione, infatti, fa parte dell’ambiente che tutti i giorni i bambini vivono, e proprio per questo è in grado di influenzarli. Una scena di violenza vista in televisione ha la stessa portata condizionante della violenza effettiva che può essere vissuta realmente all’interno delle mura domestiche.
Consapevole dell’importanza che la televisione ha sullo sviluppo dei bambini, Popper propone una soluzione: chi fa televisione deve essere munito di una patente, una specie di autorizzazione, che potrà essere revocata da un organo competente nel momento in cui non siano rispettati certi criteri. La patente sarebbe concessa ai produttori solo dopo un corso, che avrebbe l’obiettivo di renderli consapevoli del ruolo di educatori di massa che essi, anche senza volerlo, assumono.
Per Popper il controllo dei mezzi di informazione è necessario per la sopravvivenza della democrazia. Dice infatti:
“Credo che un nuovo Hitler avrebbe, con la televisione, un potere infinito.”
Questo libro merita attenzione perché tratta un tema di sicura attualità, cioè quello del condizionamento delle masse da parte del potere mediatico. Lo stile adottato è semplice, discorsivo e adatto ad un vasto pubblico. Ne consiglio vivamente la lettura perché questa è un’epoca in cui siamo assuefatti persino alla critiche, che a volte ci appaiono facili e scontate. Non sono tali quelle di Popper che, in qualità di grande pensatore, merita sicuramente di essere letto e considerato.
"Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto".

venerdì 13 luglio 2012

TV buona maestra, TV cattiva maestra.
Tornando al '78, ai tempi di Via Lancia, un'altra cosa che mi colpì della televisione svizzera fu un servizio sulla modifica della viabilità a Locarno: in pochi minuti spiegarono per filo e per segno come sarebbe cambiata la circolazione.

Quel piccolo, marginale esempio (eravamo nel '78: niente cellulari, niente internet, niente posta elettronica) rendeva evidente come la televisione, volendo, potesse essere vicina ai problemi della gente, possa costituire un servizio.
Sempre a questo punto, non possono non venirmi in mente Karl Popper... e Simona Ventura.

Recensione di Rosa Aimoni, 18 gennaio 2011
(Simona Ventura, "L'isola dei famosi (sic!)", e format simili mi vengono in mente, ovviamente, per la loro debordante TV-spazzatura).

giovedì 12 luglio 2012

Eppur... si capisce (quel che dicono).
Nel 1978, quando studiavo al Politecnico di Torino, dalla mia casa di Via Lancia si "prendeva" la televisione svizzera.
Mi accorsi con stupore che, guardando il telegiornale della TSI, ... si capiva quel che dicevano.


Se i telegiornali italiani parlavano il politichese per rendere incomprensibile con frasi volutamente fumose, disgustosamente vuote, abbagliantemente assurde, la vita politica e sociale italiana... sulla TV svizzera si riusciva a capire come stavano le cose.


Sono sessant'anni che l'Italia affonda nella melma dell'ipocrisia, della falsità e della negazione dell'evidenza. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
In questi sessant'anni, a parte pochi casi (Sciascia, Pasolini, Fallaci, Montanelli) gli intellettuali italiani hanno "brillato" per la loro pesante, colpevole, assenza.


mercoledì 11 luglio 2012

Roger Federer: 7 volte Wimbledon
Durante il radiogiornale delle 19:00 (di domenica 8 luglio sulla radio svizzera italiana) è stato "intervistato" un "tuttologo" (sommelier, degustatore e non ricordo cos'altro). Questo signore, di cui non ho mai sentito parlare prima, di cui non ricordo il nome e a cui non potrei associare un volto ha inanellato una serie continua di corbellerie: "Federer è ormai l'impiegato di se stesso"; "Federer non è capace di esprimere emozioni"; "Il mio idolo era John McEnroe (quello che spaccava le racchette e insultava, spesso e volentieri, gli arbitri)", e così via.
Intervista noiosa ma, spero, non costosa (non vorrei sia stato pagato per una simile serie di banalità).
Wimbledon 2012: Settima vittoria di Federer
Non sono un tifoso, ma Roger Federer mi è simpatico: professionista, serio, equilibrato e misurato.
Come può controllare così mirabilmente le emozioni nei momenti critici?
Bisognerebbe chiederlo a lui.
Per quanto mi riguarda azzardo un'ipotesi: potrebbe usare la tecnica buddista dell'Io osservante.
E' una tecnica in cui immagini di vederti con occhi esterni. Ciò aiuta a relativizzare le situazioni permettendo di controllarle.
In fin dei conti Federer, con le due palle di match in tasca, potrebbe aver pensato: "sono un trentenne in buona salute, ho un'ottima famiglia, due belle bambine, sono ricco oltre ogni necessità, in fin dei conti sto solo giocando su un campetto d'erba di un pianetino ai margini della Galassia, etc... etc..".
A quel punto quelle palline potrebbero aver acquistato un'altra valenza, un altro significato...
Complimenti Roger.

martedì 10 luglio 2012

Wimbledon e "Inviati"
La radio svizzera italiana ha inviato a Wimbledon il Signor B.
La televisione svizzera italiana ha inviato a Wimbledon il Signor M.
Perchè due inviati di una stessa azienda a commentare lo stesso evento?
Perchè duplicare costi (aereo, taxi, albergo, vitto, etc...)... e quindi anche inquinamento?


Non metto assolutamente in discussione le capacità del Signor B e del Signor M, ma cosa potranno mai dire di diverso l'un dall'altro? Nulla.
Non solo: ascoltando i servizi delle tante altre finali vinte da Federer a Wimbledon, la sostanza dei reportage è sempre la stessa. Possono cambiare le date, gli avversari, la meteo, i cappellini delle belle spettatrici, ma le iperboli, gli aggettivi stratosferici, i voli pindarici... sono sempre gli stessi.

Si parla tanto (troppo) di riduzione costi e ottimizzazione: si vogliono tagliare gli uffici postali nei piccoli comuni, si vogliono ridurre fino all'esasperazione gli organici delle ditte manifatturiere, etc...
E la rtsi?
La rtsi è esente?
Esente perchè vive in un "mondo protetto"?
Perchè il canone a cui sono obbligati gli utenti la mette al riparo dal Mercato e dal Buon Senso?
Io lavoro nell'Industria di esportazione, cioè al fronte.
Mai un direttore d'azienda manderebbe due venditori a vendere gli stessi prodotti ad uno stesso cliente. Neanche se il Cliente fosse dall'altra parte della strada.


lunedì 9 luglio 2012

Tifosi e Spettatori, Tifosi o Spettatori... non c'è scampo.
Ieri sera il giornale radio delle 19:00 ha "aperto" con un servizio spropositatamente lungo sulle ultime battute della finale di Wimbledon. Alcune interviste, fra il surreale e il ridicolo, hanno farcito i sei minuti e oltre del "servizio".

Un'ora dopo, a partita conclusa, il telegiornale ha dato ancora come prima notizia la vittoria di Federer.
Scaletta:
. Lungo "servizio" su Federer a Wimbledon
. Un servizio sulla morte dell'ex consigliere federale Leon Schlumpf, interrotto  non appena ristabilito
  il collegamento con...
. il corrispondente da Wimbledon a cui sono state poste altre domande fra il surreale e il nonsense 
  (es. "Per quanto tempo Federer resterà numero 1 della classifica mondiale?").
. Cinquantesimo anniversario dell'amicizia franco-tedesca
. Braccio di ferro al Cairo fra neo Presidente e Corte Costituzionale
. Elezioni in Libia
. Conferenza di Tokyo sull'Afghanistan
. Traffico illegale di neonati in Cina.

I burocrati della rtsi ci vogliono evidentemente o tifosi e spettatori, o tifosi o spettatori, non c'è scampo, non ci può essere altra spiegazione.


domenica 8 luglio 2012


Il Tempio di Giove Anxur e il benzinaio
Il 3 agosto 2011, sotto la canicola estiva, fra un incontro di lavoro e l'altro che avevo fissato prima della chiusura estiva, mi ritrovai a Terracina.
In alto, sul Monte Sant'Angelo, il Tempio di Giove Anxur (1° secolo a.C.) si ergeva maestoso e temibile: bellissimo.
Sia per come appariva che per quel che lasciava immaginare.

Il Tempio di Giove Anxur a Terracina
Accostai al distributore Gemax per il pieno.
Il benzinaio, sui trentacinque anni, ben piantato e faccia simpatica, guardando la targa dell'auto chiese: "Signoriì, allora abitate in Svizzera?".
"Sì in Ticino, nella parte italiana".
"Bel paese la Svizzera, ci ho lavorato tre anni, nella parte tedesca, vicino a Solothuurnnn".
"Piaciuto?".
"Certo, lì le cose funzionano. Lì il bianco è bianco e il nero è nero, non come qua... ch'è 'na fetenzia, ci massacrano con le tasse e non funziona niente".
"La capisco, e tanto", gli risposi (più di quanto possa pensare... pensai).
Mentre riaccendevo il motore guardai il tempio di Giove, su in alto, e mi dissi che da quelle parti non era andata sempre così. Avevano avuto tempi ben migliori in passato.

Baia di Terracina con Gaeta sullo sfondo
Tempio di Giove Anxur: come doveva essere

sabato 7 luglio 2012


"Il terzo uomo"... e "Il Guado"
Cap.8 "Kaos"
(Scena: A Montallegro, nei pressi di Agrigento; Tempi: attuali; Personaggi: il generale Bellodi 
(il capitano Bellodi... ormai in pensione) di Leonardo Sciascia ne "Il giorno della civetta" e 
Don Sebastiano Arena "nipote immaginario" di Don Mariano Arena).

«La Svizzera è un grande Paese, potrebbe essere un esempio per il mondo intero, a cominciare dall’Italia: nazione nata dal basso, esercito di milizia, senso di appartenenza, spirito di servizio, democrazia diretta che lascia, spesso, l’ultima parola al Popolo».
Fece una pausa, lo guardò dritto negli occhi, poi riprese: «Cioccolata e orologi a cucu? Come diceva quel tale nel film "Il Terzo uomo"? Ignoranza e luoghi comuni, stupidi slogan. Gli italiani sono dei geni, ma per secoli hanno nuotato in fiumi d’oro: le famigerate decime dei paesi cattolici che da tutta Europa inondavano Roma. Senza gli oboli di Lisbona, Madrid, Parigi, Milano o Palermo difficilmente Michelangelo e Raffaello sarebbero potuti uscire dal guscio». Guardò ridendo il Generale: «La Svizzera sarebbe un posto noioso? Perché non c’è la lupara bianca? O perché non fioriscono, ogni mattina, cessi abbandonati ai bordi delle strade?».
Bevve un sorso di Alcamo: «La Svizzera è un paese di cittadini perché non ha mai comprato la sicurezza dagli altri come arrivò a fare, ormai fatiscente, l’Impero Romano appaltandola ai barbari. La Svizzera, piuttosto, l’ha venduta agli altri, la sicurezza, con i rinomati mercenari di montagna. Pensi un po’ a quei furbacchioni dei papi: chi si sono presi come guardaspalle? Gli svizzeri naturalmente: efficienti, professionali, spietati, disciplina, spirito di corpo,rispetto per i capi… fu per questo che entrai nelle Forze Speciali».
“Oh Madonna!” pensò il generale “Un collega più giovane?”.

venerdì 6 luglio 2012


La Svizzera: una Nazione atipica
Le riflessioni riportate sotto sono di un mio conoscente: sui quarant'anni, svizzero italiano, uomo di cultura, istruttore dell'esercito e direttore d'azienda.
"La Svizzera, nel contesto mondiale, è uno Stato atipico dove s’intersecano differenze linguistiche-culturali che convivono da più di 700 anni e che collimano in un’unica, solida identità nazionale.
Vi sono Cantoni ancora prevalentemente agricoli che convivono con regioni a vocazione industriale o con altri che basano la propria sussistenza essenzialmente sullo sviluppo del settore terziario.
Osservando la Svizzera si potrebbe pensare che ciò che è successo in questo paese possa ripetersi anche in altre realtà europee, senza rendersi conto che la Svizzera è una nazione dove la voce dei suoi cittadini è sempre stata padrona e dove si è spesso rinunciato a vantaggi di parte per un bene comune maggiore.

È questa la forza della Svizzera, e a ciò è dovuto il fatto che altri Cantoni, con realtà economiche ed interessi diversi, chiesero successivamente di aderire al Patto di Alleanza che strinsero i primi tre Cantoni, nel 1291, sul praticello del Grütli. Unico comun denominatore fu il fatto di avere la possibilità di autogovernarsi e di sottrarsi al giogo imperiale germanico.
Per secoli, per favorire la coesione interna, è stata adottata la soluzione del “giusto mezzo” dove tra interessi completamente diversi si cercava, sempre, di trovare una soluzione mediana che andasse bene a tutti, indipendentemente dal tipo di Cantone, ed in favore della Nazione intera.
Questa politica ha visto nascere la Svizzera lentamente, Cantone dopo Cantone, e con essa è nato uno stile di governo diverso da quello di tutti gli altri Stati Europei: un governo basato sulla concordanza. Nel governo svizzero sono infatti rappresentati tutti i maggiori partiti, le decisioni vengono prese collegialmente e, una volta prese, tutti i membri dell'esecutivo sono tenuti a difenderle e promuoverle indipendentemente dalle opinioni personali.
“Il giusto mezzo” è diventato il modo di vivere degli svizzeri, che cercano sempre di trovare la soluzione idonea a qualsiasi vertenza, metafora della vita che ci vede costantemente confrontati a ostacoli da superare e fiumi da attraversare.
Invece di intestardirsi nel voler attraversare il corso d’acqua lì dove ci si trova al momento, senza raccogliere informazioni o basarsi su verità assolute o sul buon senso, lo svizzero cercherà sempre un guado propizio per l’attraversamento.
A volte l’acqua lambirà appena le caviglie, altre arriverà fino alla cintola, altre ancora fino al collo, ma lui cercherà, sempre e comunque, il punto migliore per attraversare".

giovedì 5 luglio 2012

Svizzera: Quando il troppo stroppia
Da mesi, sulle strade svizzere, campeggiano cartelloni che invitano alla de-responsabilizzazione.
In sostanza, invece di invitare il "tipo del cartellone" a far leva sulla sua (larvale) forza di carattere, o a cercare di invitarlo a chiedersi perchè beve o a spiattellargli in faccia senza giri di parole i disastri a cui porta l'abuso d'alcool... lo si spinge ad affidarsi alla pietà del barista o alla bontà della fanciulla. Demenziale!
"Campagna" svizzera 2012 contro l'abuso d'alcool
Mi manda in bestia vedere i soldi delle tasse sprecati da burocrazia e cervello all'ammasso. Che stampino pure cartelloni, che ci riempiano le strade ma, prima di farlo, accendano almeno il cervello.

mercoledì 4 luglio 2012

Socrate, il rompicoglioni.
Per molti dei suoi concittadini Socrate doveva essere un tipo "strano", per alcuni addirittura un rompicoglioni. Ma cosa è rimasto a 2'500 anni di distanza? Il nome di Socrate o quello di Crizia (-otti), Anito (-oni), Meleto (-ini), Licone (-ema) e compagnia simile?
Socrate, la risposta è Socrate: una delle più grandi menti che l'Umanità abbia mai avuto.
Tutti gli "altri" (la "casta" per intenderci) è finita (parafrasando Lev Trockij) nell'immondezzaio della Storia.
Socrate (Atene 470 a.C. - Atene 399 a.C.)



da Cap.3 "Il Guado"
(Scena: Alpi svizzere; Tempi: Attuali; Personaggi: Seb: il padre; Spindle: il figlio).
«Un po’ dopo quella banda di “fulminati” dal genio, Anassimene, Anassimandro e tutti gli altri, comparve sulla scena un certo Socrate, il tafano di Atene. Lui andava in giro dicendo di non sapere nulla e che la sua missione era ronzare davanti al naso degli ateniesi per costringerli a pensare, per svegliarli dal tran tran quotidiano, dalle abitudini. In quell’epoca la ragione finiva spesso, chissà perché, dalla parte del più forte, ma lui andava dicendo in giro che l’uomo doveva ricercare il Bene e imparare a conoscere se stesso. E che bisognava essere coerenti, e dare prova, coi fatti, delle proprie idee, anche se ciò poteva costar caro, come costò caro a lui. Visto che rompeva troppo le scatole gli imbastirono un bel processo per motivi campati, in un certo senso, in aria, e cioè per empietà. E poi lo condannarono a morte, morte liquida: avrebbe dovuto bersi una coppa di cicuta, un veleno che non sbaglia mai. A quel punto i suoi tanti e potenti amici lo implorarono di scappare ma lui, coerentemente, rispose che non sarebbe stato da buon filosofo, né da buon cittadino, fuggire dalle proprie responsabilità e, pur convinto della propria innocenza, insistette per bere la cicuta… finché ci riuscì. In questo modo diede prova di grande coerenza e onestà intellettuale. Grand’uomo».
«Proprio un duro il nostro Socrate!» fece Spindle.
«Puoi ben dirlo. In un mondo in cui essere forti voleva dire spesso aver ragione, un Socrate che andava in giro dicendo che bisognava ricercare e riconoscere il Bene era una gran novità. E diceva anche che una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta».
«Ha abboccato, ha abboccato, uauhh!!! Pesce per cena!!!».
La punta della canna di Spindle si fletteva convulsamente.
«Molla e recupera, molla e recupera, bravo, vai così» poi rimase a osservare senza dire più nulla. Avrebbe dovuto cavarsela da solo.
«Sette etti a vista d’occhio, pas mal!» fece Sebastian, «e l’hai pescato prima di me».
«Ma tu è da stamattina che parli, mica peschi».

martedì 3 luglio 2012

I Buddha di Bamijan. 
Cap.8 "Kaos"
(Scena: A Montallegro, nei pressi di Agrigento; Tempi: attuali; Personaggi: il generale Bellodi  (il capitano Bellodi... ormai in pensione) di Leonardo Sciascia ne "Il giorno della civetta" e Don Sebastiano Arena "nipote immaginario" di Don Mariano Arena).
Il Generale apprezzava biscotti, zibibbo e discorsi.
«Signor Generale, il mondo è diventato piccolo e i problemi degli altri sono anche i nostri problemi, inutile far finta di non vedere. Quella gente va aiutata a casa loro, senza sradicarli dai loro affetti: gli uomini non sono oggetti che si possono spostare da una stanza all’altra come si vuole. E a questo dovrebbe pensare l’ONU. Bisognerebbe rispettare le loro risorse, lasciare parte dei profitti nelle loro terre, ai loro popoli, assicurare commerci equi, imporre il rispetto dei diritti umani, anche per quelli che devono ancora nascere, limitando la crescita demografica, combattere la corruzione, instillare in loro il senso del futuro e della progettualità, aiutarli a sviluppare gli occhi della mente, far superare il concetto di tribù per farli approdare a quello di Nazione. In poche parole bisognerebbe cambiare la loro mentalità, la loro visione della vita… il che significa, e ritorniamo al punto di partenza, esportare la de-mo-cra-zi-a, il nostro modello. Sì, bisogna esportare la democrazia, ma non con la guerra. Bisogna farlo con l’esempio, non rapinandoli ma aiutandoli. Ne siamo capaci. Se vogliamo, possiamo esserne capaci
».

Buddha di Bamijan
Guardò il Generale allargando le braccia: «Ma se l’Onu non è stata neppure capace di difendere i Buddha della Montagna di Bamijan, un patrimonio dell’umanità? Sarebbero bastati un centinaio di paracadutisti, truppe aerotrasportate e una limitata copertura aerea» bevve un sorso di zibibbo «ma l’ONU, fino a oggi, ha dimostrato di esser più brava a organizzare serate di gala ricolme di smoking, di lussuosi abiti da sera e di falsi sorrisi a quarantaquattro denti».
Il Generale lo guardò con dichiarato affetto.