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venerdì 29 giugno 2012

Tripoli 1974, ragazze e polizia
A 18 anni mi saltò in mente di studiare l'arabo.
Dopo due anni di corso la maestra (una profuga italiana scacciata dalla Libia all'arrivo di Gheddafi) ci disse che sapevamo più o meno leggere e scrivere come dei ragazzini di quinta elementare.
Mi piaceva un sacco far svolazzare l'Alif madda, l'Alif wasla e l'Alif maqsura.
Nell'estate del 1974 andammo a Tripoli (eravamo una ventina) a fare pratica.
Di quel viaggio ricordo due cose.

Tripoli, Libia
Con Giuseppe S. passeggiavo in pieno centro. A un certo punto una cabriolet con due ragazze a bordo si accostò per chiederci se fossimo turisti e che lingue parlasssimo.
"Siamo italiani, massacriamo la lingua inglese e, da un paio d'anni, balbettiamo un pò d'arabo" risposi prima in italiano e poi in inglese.
Ci dissero che studiavano negli Stati Uniti, che erano rientrate per le vacanze estive e che si annoiavano a morte. Dopo qualche minuto da una strada laterale sbucò un poliziotto che cominciò a fischiare come un dannato, sembrava un arbitro di calcio. Prima di saltare in auto le ragazze ci dissero che dovevano andar via altrimenti avrebbero avuto guai perchè alle ragazze libiche era proibito intrattenersi con gli stranieri. Mentre si allontanavano urlammo loro il nome del nostro albergo: mai più riviste.
Tripoli, Libia, Parata 1° settembre 1984
La seconda cosa accadde alla parata del 1° settembre.
Fummo invitati ad assistere. I carri armati arrivavano da destra, facevano una "U" e poi passavano davanti alla tribuna d'onore. Uno dei carri prese la curva un pò larga e, per poco, non fece venir giù l'impalcatura degli scagnozzi di basso livello ascesi dopo il colpo di stato del 1° settembre '69. Non ci furono nè morti nè feriti ma (presumo) cazziatoni sì, e a tinchitè, dopo in caserma.

giovedì 28 giugno 2012

Ingegneri... da "Il Guado"
Cap.8 "Kaos"
(Scena: In auto, sulla SS 115 fra Montallegro e Porto Empedocle; Tempi: attuali; Personaggi: il generale Bellodi (il capitano Bellodi... (ormai in pensione) di Leonardo Sciascia ne "Il giorno della civetta") e Don Sebastiano Arena ("nipote immaginario" di Don Mariano Arena). 
«Alla salute».
Il Generale ricambiò con gli occhi azzurri annacquati dal peso degli anni.
«Generale, gli ingegneri possono arrivare solo dopo i folli, i visionari, i geni, gli uomini di cultura e gli artisti, ma quando arrivano sono dei bulldozer, stravolgono le società, tolgono il cappello in mano a eserciti di poveracci, migliorano la vita di ogni giorno. Da secoli la Sicilia è terra di sorprusi. Una terra in balia di una squallida classe dirigente che ne è il vero cancro. È cambiato qualcosa quando sono arrivati Diderot, D’Alembert, Voltaire e Rousseau? No! Perché le loro, anche se grandi idee, erano comunque solo idee. I contadini dovettero rimanere ancora per oltre due secoli di fronte ai baroni con il cappello in mano, perché la loro velocità di fuga era limitata a quella… dei loro piedi. Solo quando arrivarono giornali, battelli a vapore, treni e corriere furono in grado di mettere i loro quattro stracci in valigia e svignarsela, spezzando catene e ragnatele vecchie di secoli, per rifarsi una vita da qualche altra parte.

Il Consiglio di Egitto, di Leonardo Sciascia
Gli ingegneri, signor Generale», e lo disse con aria sarcastica, «sono dei for-ni-ca-to-ri di vite altrui: mettono incinte intere società stravolgendone usi, abitudini e visioni del mondo, per dileguarsi subito dopo alla ricerca di nuovi sollazzi, di nuove invenzioni, abbandonandole in mano a schiere di inconcludenti azzeccagarbugli».

mercoledì 27 giugno 2012

Shekelesh da "Il Guado"
Cap. 8 "Kaos"
(Scena: In auto, sulla SS 115 fra Montallegro e Porto Empedocle; Tempi: attuali; Personaggi: il generale Bellodi (il capitano Bellodi... (ormai in pensione) di Leonardo Sciascia ne "Il giorno della civetta") e Don Sebastiano Arena ("nipote immaginario" di Don Mariano Arena).
Il mare era verdissimo, il cielo blu lapislazzulo, il sole inavvicinabile. Le nuvole, adagiate sull’orizzonte, ricordavano ciuffi di gelato al limone. Calde folate di macchia mediterranea spandevano sinfonie di profumi per la campagna. 
«Bene» fece il Generale «il mare nostrum oggi è bellissimo. Da qui son passati in tanti, eh? Shekelesh, fenici, greci, cartaginesi, romani, bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini, spagnoli» poi si fermò un attimo e  aggiunse con amara ironia, scuotendo la testa «…e gli italiani».

«Sì» fece don Sebastiano «tanti popoli, ma nessuna Nazione».
Il Generale si aspettava quella risposta: «Sì, signor Arena, lei ha proprio ragione, ne sono convinto anch’io».
Don Sebastiano lo fissò negli occhi: «Neanche gli ultimi arrivati, i piemontesi, sono riusciti a costruirla, ma come potevano? Erano troppo occupati a rubare, corrompere, massacrare, intrallazzare con i mafiosi, cancellare la memoria e inventarsi leggi inique tagliate su misura per i "liberati" delle due Sicilie. I Savoia cominciarono la loro avventura di reali d’Italia con ottusità e ferocia per concluderla, ottant’anni dopo, in un’ignobile giornata di settembre, scappando con inqualificabile vigliaccheria, fottendosene di milioni e milioni di soldati al fronte e di tutti gli italiani in generale».
Il Generale abbassò gli occhi.
«Calati iuncu, ca passa la china. Al popolo, come nei millenni precedenti, non rimase altro che chinare il capo. A volte, mi creda, mi sento come uno cheyenne dopo il Sand Creek».

martedì 26 giugno 2012

Omertà al cubo... a Regalpetra.
Un detto siciliano recita:
"Nenti aia dittu e nenti aia fattu e su chiddru ca nnaia dittu, passa pi dittu, ie comu si nun l'avissi rittu".
(Niente ho detto e niente ho fatto, e se quello che non ho detto, passa per detto, è come se non lo avessi detto).
La summa della non appartenenza sociale.
In poche parole un invito a diffidare, sempre e comunque, dal "Potere".
La condanna senza appello di una classe "dirigente" (si fa per dire) incapace di costruire (in tremila anni) una società basata sulla ragione e sul rispetto.


Ne "Le parrocchie di Regalpetra" (1955) Leonardo Sciascia scriveva:
"Ho tentato di raccontare qualcosa della vita di un paese che amo, e spero di aver dato il senso di quanto lontana sia questa vita dalla libertà e dalla giustizia, cioè dalla ragione".

lunedì 25 giugno 2012

Ragione, Civiltà, Giustizia
Dalle "Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar, 1951

Dike, la Dea della Giustizia
Nella più piccola città, ovunque vi siano magistrati intenti a verificare i pesi dei mercanti, a spazzare e illuminare le strade, a opporsi all'anarchia, all'incuria, alle ingiustizie, alla paura, a interpretare le leggi al lume della ragione, li Roma vivrà.
Roma non perirà che con l'ultima città degli uomini.

domenica 24 giugno 2012

"Scienza, quindi democrazia" di Gilberto Corbellini.
"Insieme all'economia di mercato e alla democrazia, la scienza ha dato vita a un sistema che produce benessere e libertà, riduce le disuguaglianze e diffonde la razionalità: i criteri cognitivi e morali del metodo scientifico hanno favorito la convivenza civile".
Un gran libro: prima l'ho comprato per me, dopo ne ho regalato copie e copie agli amici giusti.

http://www.einaudi.it/libri/libro/gilberto-corbellini/scienza-quindi-democrazia/978880618833
http://www.ibs.it/code/9788806188337/corbellini-gilberto/scienza-quindi-democrazia.html 

Gilberto Corbellini, Professore ordinario di Storia della medicina alla Sapienza Università di Roma.

sabato 23 giugno 2012

La cultura degli orifizi. La degenerazione negli orifizi.
Dalle "Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar, 1951.
"Troppi procuratori o pubblicani avidi, troppi senatori diffidenti, troppi centurioni brutali hanno compromesso in anticipo l'opera nostra; e agli imperi non è concesso più tempo che agli uomini per imparare, a spese dei propri errori, Là dove un tessitore rattopperebbe la sua tela, dove un  calcolatore abile correggerebbe i suoi eroori, dove l'artista ritoccherebbe il suo capolavoro ancora imperfetto o appena danneggiato, la natura preferisce ricominciare dall'argilla, dal caos; e questo sperpero è ciò che si chiama l'ordine delle cose".


Tante montagne di soldi, immoralmente in mano a pochissimi, avidi, individui, spesso speculatori che non danno alcun contributo alla Società, a cos'altro servono oltre che a soddisfare i loro orifizi e le infantili vanità? 

venerdì 22 giugno 2012


Il vecchio frac
Modugno, come Totò nella Livella, fa strani incontri notturni.
Il vecchio frac è però di tutt'altra pasta del nobile marchese, signore di Rovigo e di Belluno (ved.  18 giugno).

http://www.youtube.com/watch?v=KYBC4nfcoiI
Il Vecchio frac
(Domenico Modugno, Polignano a Mare 1928 - Lampedusa 1994)

E' giunta mezzanotte, si spengono i rumori
si spegne anche l'insegna di quell'ultimo caffè
le strade son deserte, deserte e silenziose un'ultima carrozza cigolando se ne' va
      Il fiume scorre lento, frusciando sotto i ponti
      la luna splende in cielo dorme tutta la città
      Solo va un uomo in frac
Ha il cilindro per cappello due diamanti per gemelli
un bastone di cristallo la gardenia nell'occhiello
e sul candido gilè un papion, un papion di seta blu
     S'avvicina lentamente con incedere elegante
     ha l'aspetto trasognato malinconico ed assente
     non si sa da dove vien ne dove va chi mai sarà quell'uomo in frac
Buon nui, buon nui, buon nui, buon nui
Buona notte va dicendo ad ogni cosa ai fanali illuminati
ad un gatto innamorato che randagio se ne va
     E' giunta ormai l'aurora si spengono i fanali si sveglia a poco a poco tutta quanta la città
     la luna si e' incantata sorpresa e impallidita
     pian piano scolorandosi nel cielo sparirà
Sbadiglia una finestra sul fiume silenzioso
e nella luce bianca galleggiando se ne van
un cilindro, un fiore e un frac.
     Galleggiando dolcemente lasciandosi cullare se ne scende lentamente
     sotto i ponti verso il mare verso il mare se va
     chi mai sarà chi mai sarà quell'uomo in frac.
A dieu, a dieu, a dieu, a dieu, addio al mondo intero
ai ricordi del passato ad un sogno mai sognato
ad un attimo d'amore che mai ritornerà.

giovedì 21 giugno 2012

Stranieri secondo l'imperatore Adriano
Dalle "Memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar, 1951
Publio Elio Traiano Adriano (Italica 76 - Baia 138)
"Fino a oggi, tutti i popoli sono periti per mancanza di generosità. Sparta sarebbe sopravvissuta più a lungo se avesse interessato gli Iloti alla sua sopravvivenza. Viene il giorno che Atlante cessa di sostenere il peso del cielo e la sua rivolta squassa la terra. Avrei voluto allontanare il piu possibile, evitarlo, se si poteva, il momento in cui i barbari dall'esterno, gli schiavi dall'interno si sarebbero avventati su un mondo che si pretende essi rispettino da lontano o servano dal basso, ma i cui benefici sono a loro interdetti. Tenevo a che la più diseredata delle creature, lo schiavo che sgombra le cloache delle città, il barbaro famelico che si aggira minaccioso alle frontiere, avessero interesse a veder durare Roma".

mercoledì 20 giugno 2012

Solstizio d'Estate
Questa notte, alle 23:09, il sole raggiungerà la culminazione sull'eclittica.
In altre parole comincerà l'estate astronomica e, da domani, le giornate dell'emisfero Nord cominceranno ad accociarsi fino al prossimo solstizio, quello d'inverno, quello del Sol Invictus e del Natale.
http://www.youtube.com/watch?v=Y3yGrrRrtoE
Non è per metterla sull'astronomico, ma bisogna pur sapere a bordo di cosa viaggiamo per la Galassia, o no?
D'altronde se date un'occhiata al video sotto vi renderete conto che in fin dei conti nell'Universo non siamo poi così... stretti..
Spiaggia affollata ma, allo stesso tempo...

martedì 19 giugno 2012

Stranieri secondo Rousseau
"...questo figlio di orologiaio esprime, secondo Bronislaw Baczko, il "sentimento lacerante di sentirsi straniero nel mondo in cui si vive" e interiorizza l'alienazione sociale che avverte nel profondo per strutturare la sua visione critica del mondo...".
Jean-Jacques Rousseau (Ginevra 1712 - Ermenonville 1778)
Rousseau.
Vagabondo e apostata, intellettuale ai margini, che rinuncia alla cittadinanza ginevrina dopo la censura dell'Emilio  e del Contratto sociale  nella sua città, padre indegno che abbandona i suoi bambini all'"hôpital general", filosofo in soffitta in rotta con la mondanità, misantropo prima della morte, incarna la nuova sensibilità, l'individualismo che dopo il 1760 manda in  frantumi le pesantezze comunitarie, le catene sociali, dell'epoca.
Per i Girondini è l'apostolo della moderazione, per i Giacobini l'inventore della radicalità.

Voltaire e Rousseau.
Innamorato del teatro, Voltaire ama il lusso che ritiene un fattore di progresso.
Ostile alla commedia, incompatibile con lo spirito repubblicano, Rousseau ama la semplicità puritana di un ritorno alla Natura come idealizzazione della saggezza filosofica.
Voltaire è immensamente ricco.
Rousseau vive miseramente copiando musica.
Ciò nonostante, malgrado le diverse esistenze e le rivalità lettterarie, incarnano entrambi le potenzialità degli individui che aspirano alla superiorità morale per pensare e per provare a cambiare il mondo.

fra le diverse fonti, l'articolo "Rousseau, autodidatta dell'Illuminismo"
intervista di Sergio Caroli al professor Michel Porret, Università di Ginevra
Corriere del Ticino, martedì 19 giugno 2012
http://www.cdt.ch/

lunedì 18 giugno 2012

La nobiltà non si eredita (R. Tringale)
E' quel che mi venne in mente quando, da ragazzo, mio cognato mi fece ascoltare "'A livella" di Totò. Oggi sono sei mesi da quando mio padre è mancato. 92 anni, uomo di mare, "Medaglia al Valor Militare", schivò quattro volte la morte (tre in guerra e una, a settant'anni, in barca mentre pescava).
Ho dedicato a Lui "Il Guado".
A mio  padre,
per il buon senso, la sottile ironia
  e la gioia di vivere.
Totò recita "'a livella"
 'A livella
(1953-'64, di Antonio De Curtis, in arte "Totò") 

Ogn'anno, il due novembre, c'è l'usanza               Ogni anno, il due novembre, c'è l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.                           per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;                        Ognuno deve fare questa gentilezza;
ognuno adda tené chistu penziero.                      ognuno deve avere questo pensiero.

Ogn'anno, puntualmente, in questo giorno,           Ogni anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,                     di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno                   anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.                         il loculo marmoreo di zia Vincenza.

St'anno m'é capitato 'navventura...                       Quest'anno m'è capitata un'avventura ...
dopo di aver compiuto il triste omaggio                dopo aver compiuto il triste omaggio
(Madonna!) si ce penzo, che paura!                     (Madonna!) se ci penso, che paura!
ma po' facette un'anema e curaggio.                    ma poi mi diedi anima e coraggio.

'O fatto è chisto, statemi a sentire:                      Il fatto è questo, statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:                             si avvicinava l'ora di chiusura:
io, tomo tomo, stavo per uscire                           io, piano piano, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.              buttando un occhio a qualche sepoltura.

"Qui dorme in pace il nobile marchese                 "Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno                              signore di Rovigo e di Bellluno
ardimentoso eroe di mille imprese                        ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del '31".                                   morto l'11 maggio del '31".

'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...             Lo stemma con la corona sopra a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;                     ... sotto una croce fatta di lampadine
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:                    tre mazzi di rose con una lista di lutto:
cannele, cannelotte e sei lumine.                         candele, candelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata 'a tomba 'e 'stu signore             Proprio accanto alla tomba di questo signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,                        c'era un'altra tomba piccolina,
abbandunata, senza manco un fiore;                    abbandonata, senza nemmeno un fiore;
pe' segno, sulamente 'na crucella.                        per segno, solamente una picccola croce.

E ncoppa 'a croce appena se liggeva:                   E sopra la croce appena si leggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino"                           "Esposito Gennaro - netturbino"
guardannola, che ppena me faceva                       guardandola, che pena mi faceva
stu muorto senza manco nu lumino!                     questo morto senza neanche un lumino!

Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...               Questa è la vita! tra me e me pensavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!                 chi ha avuto tanto e chi non ha niente!
Stu povero maronna s'aspettava                           Questo pover'uomo s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?                      che anche all'altro mondo era pezzente?

Mentre fantasticavo 'stu penziero,                         Mentre rimuginavo questo pensiero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,                         s'era già fatta quasi mezzanotte,
e i 'rimanette 'nchiuso priggiuniero,                       e rimasi chiuso prigioniero,
muorto 'e paura... nnanze 'e cannelotte.                morto di paura... davanti alle candele.

Tutto a 'nu tratto, che veco 'a luntano?                  Tutto a un tratto che vedo da lontano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...                 Due ombre avvicinarsi dalla mia parte...
Penzaje: stu fatto a me mme pare strano...           Pensai: questo fatto a me mi pare strano...
Stongo scetato... dormo, o è fantasia?                  Sono sveglio... dormo, o è fantasia?

Ate che fantasia; era 'o Marchese:                        Altro che fantasia! Era il Marchese:
c'o' tubbo, 'a caramella e c'o' pastrano;                  con la tuba, la caramella e il pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;              quell'altro dietro a lui un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'na scopa mmano.                      tutto fetente e con una scopa in mano.

E chillo certamente è don Gennaro...                     E quello certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.                          il morto poverello... il netturbino.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:                       In questo fatto non ci vedo chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?                      sono morti e si ritirano a quest'ora?

Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,                    Potevano starmi quasi a un palmo
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,                quando il Marchese si fermò di botto,
s'avota e tomo tomo... calmo calmo,                     si gira e piano piano... calmo, calmo,
dicette a don Gennaro: "Giovanotto!                      disse a don Gennaro: "Giovanotto!"

Da Voi vorrei saper, vile carogna,                           Da Voi vorrei sapere, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato                      con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,                         di farvi seppellire per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!                         accanto a me che sono blasonato!

La casta è casta e va, sì, rispettata,                       La casta è casta e va, sì, rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;                     ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava, sì, inumata;                       la Vostra salma andava, sì, inumata;
ma seppellita nella spazzatura!                              ma seppellita nella spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso                            Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,                               la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso                  fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari, tra la vostra gente".                          tra i vostri pari, tra la vostra gente".

"Signor Marchese, nun è colpa mia,                        "Signor Marchese, non è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;                              io non vi avrei fatto questo torto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,                       mia moglie è stata a fare questa fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?                                 io che potevo fare se ero morto?

Si fosse vivo ve farrei cuntento,                                 Se fossi vivo vi farei contento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse                   prenderei la cassa con dentro le quattr'ossa
e proprio mo, obbj'... 'nd'a stu mumento                    e proprio adesso, in questo stesso istante
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".                      entrerei dentro a un'altra fossa".

"E cosa aspetti, oh turpe malcreato,                        "E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?                         che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato                                Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"                             avrei già dato piglio alla violenza!"

"Famme vedé... piglia 'sta violenza...                      "Fammi vedere... prendi 'sta violenza...
'A verità, Marché, mme so' scucciato                       La verità, Marchese, mi sono stufato
'e te senti; e si perdo 'a pacienza,                            di ascoltarti; e se perdo la pazienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...             mi dimentico che son morto e son mazzate!...

Ma chi te cride d'essere... nu ddio?                         Ma chi ti credi di essere... un dio?
Ccà dinto, 'o vvuo capi, ca simmo eguale?...            Qua dentro, vuoi capirlo che siamo uguali?...
...Muorto si' tu e muorto so' pur'io;                          ...Morto sei tu, e morto son pure io;
ognuno comme a 'na'ato è tale e qquale".                ognuno come un altro è tale e quale".

"Lurido porco!... Come ti permetti                            "Lurido porco!... Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali                                 paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,                                     illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".                               da far invidia a Principi Reali?".

"Tu qua' Natale... Pasca e Ppifania!!!                       "Ma quale Natale, Pasqua e Epifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo... 'int'a cervella                    Te lo vuoi ficcare in testa... nel cervello
che staje malato ancora È fantasia?...                      che sei ancora malato di fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?... è una livella.                   La morte sai cos'è?... è una livella.

'Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo,                  Un re, un magistrato, un grand'uomo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto                        passando questo cancello, ha fatto  il punto
c'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme:                   che ha perso tutto, la vita e pure il nome:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?                          non ti sei fatto ancora questo conto?

Perciò,  stamme a ssenti... nun fa' 'o restivo,             Perciò, stammi a sentire... non fare il restio,
suppuorteme vicino - che te 'mporta?                        sopportami vicino - che t'importa?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:                       Queste pagliacciate le fanno solo i vivi:
nuje simmo serie... appartenimmo â morte!".             noi siamo seri... apparteniamo alla morte!"

Da Alessio a suo nonno




domenica 17 giugno 2012

Nessun Inno alla Vita può dimenticare la morte.   (R. Tringale) 
Uccidere la morte, come si cerca di fare in questa sublime e ridicola società dei consumi, rende più insipida la vita.
D'altronde non mi convincono  le Religioni che rimandano la Giustizia Sociale e il Rispetto dell'Uomo all'altro mondo.
Per quanto profonde, e sicuramente in buona fede, la Storia ha spesso dimostrato che impediscono la nascita di società giuste in questo mondo.  Discorso lungo, da riprendere. Per intanto vi lascio al grande De André.

http://www.youtube.com/watch?v=7U-R1jmkSHA
La Morte
(1967, di Fabrizio De André)

La morte verrà all'improvviso
avrà le tue labbra e i tuoi occhi
ti coprirà di un velo bianco
addormentandosi al tuo fianco
nell'ozio, nel sonno, in battaglia
verrà senza darti avvisaglia
la morte va a colpo sicuro
non suona il corno né il tamburo.

Madonna che in limpida fonte

ristori le membra stupende
la morte non ti vedrà in faccia
avrà il tuo seno e le tue braccia.

Prelati, notabili e conti

sull'uscio piangeste ben forte
chi ben condusse sua vita
male sopporterà sua morte.

Straccioni che senza vergogna

portaste il cilicio o la gogna
partirvene non fu fatica
perché la morte vi fu amica.

Guerrieri che in punto di lancia

dal suol d'Oriente alla Francia
di strage menaste gran vanto
e fra i nemici il lutto e il pianto

davanti all'estrema nemica

non serve coraggio o fatica
non serve colpirla nel cuore
perché la morte mai non muore.

sabato 16 giugno 2012

Se non ci lascerete sognare, non vi faremo dormire
 sugli striscioni degli "Indignados" spagnoli
e sotto i baffi di Rinaldo Hofmann, buon amico e arciere della STAM

Da come va il mondo sembra però che le masse di questo (temporaneo) bengodi occidentale, non vogliano proprio saperne di.. sognare o, almeno, di pensare. Anche se basterebbe poco.

STAM Società Tiro Arco Mendrisiotto

venerdì 15 giugno 2012

L'umanità non è garantita alla nascita, bisogna conquistarsela giorno per giorno. 
(R. Tringale)


 (da "Il giorno della civetta"; Don Mariano Arena al capitano Bellodi):
« Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…  »


giovedì 14 giugno 2012

Ushuaia da "Il Guado"
Mentre scrivevo il Capitolo 3, volgendo lo  sguardo al passato, mi veniva talvolta in mente la "Via degli angeli" di Pupi Avati. Mondi apparentemente remoti che sono, comunque, ancora dentro di noi. 
Cap.3 "Il Guado"
(Scena: Alpi svizzere; Tempi: Attuali; Personaggi: Seb: il padre; Spindle: il figlio).

«Ne sono certo. Vedi là? Con questa nebbia non si vede nulla, però sappiamo che la dietro c’è una sponda perché l’abbiamo vista ieri con il bel tempo».
«Sì, certo!».
«Quello è il Passato! Gli scienziati ci dicono che questo Universo è nato 13,7 miliardi di anni fa. Tredici virgola sette miliardi, chiaro? Un uno, un tre, un sette e otto zeri, difficile da immaginare. Se ipotizzi che un millimetro sia pari a un anno, la mia età, cinquanta anni, sarebbe lunga appena cinque centimetri e potrebbe stare nel palmo della tua mano. E sai quanto occuperebbe la storia dell’umanità… tutta la storia, sia quella scritta che quella graffita nelle caverne, se potessimo srotolarla sul prato? Diecimila anni, circa dieci metri, quanto da te a quel cespuglio. E sai quanto sarebbe lunga la vita dell’Universo? All’incirca dal tuo naso a Ushuaia, estrema Terra del Fuoco, quasi Capo Horn, Argentina, ti rendi conto?».
«Ushuaia? Dove dici sempre che vorresti andare prima di morire?».
«Esatto, proprio a Ushuaia… mi piacerebbe tanto scorrazzare per i mari aperti alla conoscenza da pazzi scatenati come Magellano e Drake».
Spindle lo guardò con occhi lontani.
«Sai adesso cosa ti dico? Che se invece di srotolare l’età dell’Universo sul prato la conficcassi nel terreno spunterebbe dall’altra parte del mondo, per oltre mille metri, come una bella montagna, in pieno Pacifico del sud».
Spindle lo guardava a bocca aperta.
«Mentre tutta la storia dell’umanità sarebbe alta appena quanto quel larice laggiù… a occhio e croce non dovrebbe essere, radici escluse, beninteso, sui dieci metri?».
Spindle lo guardava confuso.
«Hai capito?».
«Un po’ sì e un po’ no… è che non riesco a immaginare quanto possano essere lunghi tutti quegli zeri, quei miliardi di anni».
«Non sei il solo, non ti preoccupare, non riesco a capire neanch’io del tutto, ma lascia che la tua mente digerisca quel che ti sto raccontando e un giorno capirai».
«Lo dici sempre!».
«Lo dico sempre perché è vero».
Spindle scuoteva la testa.
sembra quasi Capo Horn...

mercoledì 13 giugno 2012

"La via degli angeli" di Pupi Avati (1999)
Come eravamo fino a non molto tempo fa. Guardiamo indietro per capire come andare avanti.

Anni 30
La giovane Ines si è diplomata in dattilografia ed è stata assunta da un simpatico vecchio antiquario bolognese che non la paga mai ma è tanto buono - e ha un figlio, Angelo, perennemente addormentato su un divano a smaltire le sue notti di allegri bagordi, di cui la ragazza si innamora a tambur battente. Si cambia di scena e si passa, per l'estate, a Sasso Marconi, dove il film si allarga alla dimensione corale tipica del cinema di Avati. Da una parte la vecchia casa contadina della nonna dove la giovane Ines villeggia con le cugine. Dall'altra la villa dei signori del luogo, dove la giovane vedova Eliana Miglio si dà alla pazza gioia, mentre la sua nevrotica cognata Chiara Muti consegna alle pagine di un romanzo- denuncia la sua scandalizzata indignazione. E, a fare da collante alla storia di quest'estate appenninica, c'è la titanica impresa di un personaggio che non ha neanche un proprio nome, ma si chiama "il fratello di Loris" il quale tutti gli anni percorre su e giù la montagna sopra Sasso per portare di cascinale in cascinale la notizia dell'annuale apertura della balera del fratello - un'occasione letteralmente unica per incontrare delle ragazze - vendere quante più prenotazioni possibili per la festa inaugurale, e trascinare a valle per la festa, dopo un'accurata preparazione, la sua squadra di montanari, che Avati mette insieme in modo da ricordare ironicamente Il quarto stato di Pellizza da Volpedo. Più che la storia legata alla casa gentilizia dove la giovane Ines è ammessa come dattilografa e protetta, sono i personaggi che incontra il "fratello di Loris" nelle sue peregrinazioni montane (il medico condotto Carlo Delle Piane, tormentato dal ricordo di una moglie che lo ha mollato, il figlio ormai anziano cui la madre ha instillato una profonda misoginia, due vecchi "orfani" che decidono finalmente di vivere) a descrivere con tenerezza e con humour la lontanissima Italia contadina di quegli anni.
(da Repubblica; 14 dicembre 1999)

martedì 12 giugno 2012

Sir Peter James Blake, un artista della vita

Peter Blake, grande velista e navigatore, è vissuto da uomo ed è morto nella leggenda.
Il 5 dicembre 2001, a Macapà, una remota località del Rio delle Amazzoni, Brasile, mentre conduceva una spedizione scientifica per conto delle Nazioni Unite, fu ucciso a tradimento da una banda di delinquenti.
Reagì all'attacco per difendere il suo equipaggio  e per la sua innata dignità di uomo.
In poche parole è stato un artista della vela e della vita.

Conosciuto dai velisti di tutto il mondo merita, per le sue qualità umane, di essere conosciuto da chiunque sia interessato ai temi del coraggio, della dignità, della verità, della ragione e del rispetto. 

http://www.ibs.it/code/9788830423145/sefton-alan/una-vita-sull.html
Il volume è la biografia del celebre velista neozelandese Sir Peter Blake, che in una carriera trentennale vinse la Coppa America e le principali regate oceaniche del mondo, fra cui la Whithbred, e stracciò il record di velocità nella circumnavigazione del globo a vela senza scalo. Oltre a descrivere le grandi vittorie sportive, il libro segue il suo cammino umano, mettendo in luce il carattere di Blake nel profondo legame con la moglie e i figli e nel rapporto con i compagni di bordo. Nominato cavaliere, negli ultimi anni Sir Peter si era ritirato dall'agonismo per dedicarsi a un sogno: salvaguardare quegli oceani che gli avevano dato tanta gioia.


lunedì 11 giugno 2012

Nazioni e "Cambi" (...per i meccanici) 
Le Nazioni sono come il cambio di un'automobile.
Il singolo ingranaggio è l'Individuo.
Il cinematismo (il cambio nel suo complesso) rappresenta le regole (Costituzione, Legge elettorale, Sistema dei Partiti, Meccanismi Partecipativi, Uso dei Media, Giustizia, Diritti, Doveri, Sanzioni, etc…).

Il lubrificante, è la mentalità della gente, ed è la cosa più difficile da cambiare: richiede tempo, spesso generazioni.

domenica 10 giugno 2012

Nazioni e Computers   (domani la versione... meccanica)

Computers e Società
Le Nazioni sono come dei computers: Hardware + Software (lasciamo perdere il Firmware che, per certi aspetti, è come... la genetica).
L’Hardware sono le regole (Costituzione, Legge elettorale, Sistema dei Partiti, Meccanismi Partecipativi, Uso dei Media, Giustizia, Diritti, Doveri, Sanzioni, etc…).
Il Software è la mentalità del popolo (Carl Gustav Jung insegna), ed è la cosa più difficile da cambiare: richiede tempo, spesso generazioni.
I problemi complessi possono essere risolti scomponendoli in fattori primi, trovandone cioè le cause prime e agendo inizialmente su quelle (Vilfredo Pareto insegna). E’ in tal modo che Atatürk e Deng Xiaoping hanno rivoltato, in pochi decenni, i loro Paesi.

L’Italia non va male per caso o perché gli italiani siano ingovernabili.
L’Italia va male perché la struttura è mal progettata (o meglio è splendidamente progettata per la casta).
L’Italia potrebbe migliorare, rapidamente e in fretta, recuperando la capacità di stupirsi, guardando l'evidenza e cambiando le regole.
Quattro evidenze per tutte:
> cinquant'anni di politici di professione hanno portato l'Italia al disastro, ergo: limitare il numero dei mandati.
> una persona per una poltrona, ergo: vietare il cumulo delle cariche.
> Onorevoli si diventa per meriti, non per ... elezione. Considerando il numero di parlamentari inquisiti e condannati, bisognerebbe abolire immediatamente questo titolo automatico che non risponde a verità. Come nell'antica Roma, in cui il Senato poteva decretare il Trionfo, il Parlamento potrebbe insignire con il titolo di onorevole solo i parlamentari che, con i fatti, hanno ben servito il Paese.
> far diventare la RAI un servizio per il Paese e non, come spesso accade, usarla come cloaca maxima per rincoglionire la gente, appestare l'ambiente e scialacquare soldi a tinchitè.